Costumi e maschere teatrali

di Patrizia Pinto tramite: O2O difficoltà: media

Condizioni stravaganti ed umoristiche distinguevano invece le maschere impiegate nella commedia, che ricalcavano aspetti degli eroi ed entità divine con la bocca ristretta in un riso sarcastico. L'uso delle maschere nel teatro romano proveniva principalmente dalla tradizione greca. Nel mimodramma la maschera aveva la bocca chiusa ed era una funzione qualificante perché gli attori mimici dovevano comunicare in silenzio solamente attraverso il gesto e la danza. L'arrivo della Commedia dell'Arte italiana nel Rinascimento diede una nuova visione nell'utilizzo della maschera. Gli attori della Commedia dell'Arte portavano maschere che lasciavano scoperta la parte sotto il volto, provenienti dal teatro comico delle piazze e dei mercati. Originariamente erano ispirate ad esempio ai tic tipici di certe professioni. Fu così che il personaggio di Arlecchino, indicato per la maschera ed il costume, indicava il servo sempliciotto ed ingenuo, Brighella il servitore furbo e Pantalone il vecchio avaro ed incontentabile. La maschera teatrale svanì del tutto nell'Ottocento con l'affermarsi dell’ideologia del realismo e del naturalismo. Nel XX secolo si ebbe un limitato riutilizzo per certe teorie, secondo le quali la maschera spronerebbe nell'attore migliore libertà d'espressione di gesti e fisica, facilitando una recitazione irreale. Nel moderno teatro occidentale le maschere servono di solito per raffigurare in teatro personaggi di animali, anche se tuttavia commediografi e coreografi adoperano figure mascherate.

1 Particolarità del costume teatrale in età rinascimentale fu la magnificenza, ma nello stesso tempo, cominciò ad affermarsi il bisogno di determinare realmente e per simboli i costumi degli attori. Si crearono così costumi che riprendevano esempi antichi, altri di aspetto contemporaneo, altri ancora di tendenza immaginaria o simbolica. Alla realizzazione di costumi e scenografie si dedicarono molti artisti famosi, tra cui Leonardo da Vinci e Giorgio Vasari. Tra il XVII e il XVIII secolo, in età del barocco e rococò, il costume fu pensato come un ornamento eccezionale. Gli abbigliamenti di scena divennero molto elaborati, appariscenti e ricchi di fini decorazioni.

2 Nella seconda metà del Settecento nei teatri parigini si guardarono di nuovo attori che vestivano abiti di scena realisti o della storia. Questa tendenza non si affermò del tutto a causa del poco interessamento mostrato dal pubblico. L'arrivo del neoclassicismo creò conseguenze anche sull’abbigliamento teatrale, c’era il bisogno di seguire la concretezza storica e s’interpretò nella riproduzione generale dei modelli greci e romani. Nel periodo storico del romanticismo la considerazione nei confronti dell'abbigliamento di scena si valorizzò.

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3 Nel Novecento l'interesse del costume era un elemento fondamentale della scenografia, provvisto di senso artistico ed in stretta relazione con le situazioni riprodotte, l’ambiente dei personaggi, l'allestimento scenografico e le luci.  Rilevante ed autentica fu anche la collaborazione fornita da diversi pittori come Picasso, De Chirico e Miró.

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