Divina Commedia: guida al XXXIII Canto del Paradiso

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Introduzione

Il XXXIII è l'ultimo canto del Paradiso e, quindi, l'ultimo dell'intero poema dantesco. Di seguito, una guida a questo canto della Divina Commedia. Ci troviamo nel X Cielo, il cosiddetto Empireo, la sede dei beati, ed è la mezzanotte del 15 aprile (alcuni sostengono 31 marzo) del 1300. I temi contenuti sono: la preghiera di San Bernardo alla Vergine; la visione di Dio e dell'unità dell'intero universo nella figura di Dio; la rivelazione del mistero della Trinità e dell'Incarnazione. Questo è l'ultimo dei tre canti in cui Dante viene guidato dal santo e non più da Beatrice, la quale non può condurlo fin davanti a Dio. Com'è ben noto, durante tutta l'opera assistiamo ad una climax ascendente nel linguaggio, che qui raggiunge livelli raffinatissimi, ed infatti, ci troviamo davanti a varie espressioni in latino classico. Qui il poeta riesce finalmente a comprendere il mistero di Dio e raggiunge la redenzione il cui percorso era iniziato nel I canto dell'Inferno.

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Nei primi versi il Santo si rivolge a Maria e la definisce la più elevata e più umile tra tutte le creature, colei che riuscì a far riemergere l'amore tra il Padre e gli uomini. La sua magnificenza è tanta da permetterle di concedere la grazia ancor prima che l'essere umano possa chiederla, ed è a lei che viene chiesto di aiutare Dante e permettergli di privarsi della nebbia che offusca i vivi, in modo che possa vedere e capire il dogma della Trinità.

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Nei passi seguenti, la Madonna accoglie la preghiera che le è appena stata posta e dirige lo sguardo verso la luce divina, essendo lei la sola a poter guardare al suo interno con estrema chiarezza.

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I versi finali sono dedicati al preciso istante in cui Dante riesce, grazie ad un'inaspettata folgorazione, a raggiungere il massimo appagamento, una sensazione che lo stesso autore non riesce a descrivere, sostenendo che non esistano parole adeguate. La visione dura solo un momento; non appena il poeta prende consapevolezza della Verità, infatti, la visione luminosa scompare e l'opera si chiude con la celebre frase "l'amor che muove il sole e l'altre stelle", unica espressione con la quale si tenta di definire il Padre e la sua grandezza.

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Quest'ultimo brano del Paradiso appare come diviso in due: la prima è rappresentata dalla preghiera a Maria, la seconda dalla visione e dal vano tentativo di spiegarla. L'invocazione non è un caso isolato; la ritroviamo, infatti, in Petrarca, ma in quest'ultimo caso non è intrisa di tutte le certezze in materia religiosa che invece troviamo nella Commedia.

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