10 cose da sapere su Paganini

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Introduzione

Chiunque sia appassionato di musica e storia della musica, ma anche chi non si ritiene un cultore dell’arte musicale e strumentale, avrà sentito parlare almeno una volta di un famoso musicista italiano vissuto a cavallo tra XVIII e XIX secolo noto come Niccolò Paganini. Paganini è stato infatti un violinista, chitarrista nonchè abile compositore genovese, uno dei più importanti esponenti della musica definita “romantica”, ossia quel genere di musica ispirato all’estetica del Romanticismo (letterario, artistico, filosofico) che ha conosciuto il suo apice nei decenni centrali del 1800. Ci sono molte cose da sapere su Paganini: questa lista ve ne propone 10, includendo curiosità, fatti storici, aneddoti o semplici informazioni biografiche riguardanti il nostro musicista. Vediamo allora 10 cose curiose da sapere su Niccolò Paganini!

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Era un vero studente italiano

Paganini è considerato un serio continuatore della scuola violinistica italiana (che annoverava tra i suoi esponenti persone come Pietro Locatelli e Giovanni Battista Vioni) per l’amore costante che dimostrò nei confronti di questo strumento musicale. Non solo: Paganini era ed è considerato tuttora uno dei più bravi violinisti dell’Ottocento, sia per la padronanza dello strumento sia per alcune innovazioni tecniche apportare alla musica, come un diverso modo di eseguire lo staccato o il pizzicato.

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Era di umili origini

Paganini nacque a Genova nel 1782 da una famiglia molto modesta originaria della provincia della Spezia. Il padre di Paganini, Antonio, lavorava al porto della città ed era appassionato di musica; mentre la madre Teresa svolgeva tipiche mansioni casalinghe. Le disponibilità economiche non fornirono nessun tipo di spinta al giovane musicista che infatti imparò a suonare da autodidatta, riuscendo in poco tempo, anche grazie alle attenzioni e ai consigli del padre, a costruirsi un nome e una reputazione da violinista.

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Diede i primi concerti nella sua città natale

Paganini iniziò la sua carriera da musicista nella sua stessa città natale. Infatti a soli 12 anni (1794) Paganini si faceva ascoltare dai cittadini nelle chiese di Genova, dando un concerto nel 1795 al teatro di Sant’Agstino, eseguendo alcune variazioni personali per chitarra e violino sull’aria piemontese “La Carmagnola”,.

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Interruppe la sua carriera da concertista

Nonostante il crescente successo che Paganini registrava fin da giovane età, all’età di 19 anni interruppe la sua attività di concertista, dedicandosi per un po’ di tempo sia all'agricoltura che allo studio della chitarra. In poco tempo inoltre Paganini divenne molto bravo e abile anche con la chitarra, arrivando a comporre molte sonate e variazioni, spesso sia per violino che per chitarra.

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Si ammalò di tubercolosi

Purtroppo, come spesso accadeva in quegli anni, Paganini si ammalò intorno al 1834 di tubercolosi. Nessun medico riuscì a curarlo definitivamente e Paganini si trovò completamente debilitato nel fisico, con serie difficoltà a parlare (a causa di una collaterale laringite tubercolare), tanto che divenne in breve tempo completamente afono. Affrontò tutto questo, si dice, con grande coraggio e fermezza.

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La sua opera fu valorizzata dal figlio Achille

Paganini aveva un figlio a lui molto caro, Achille, che si dimostrò capace di leggere il labiale del padre quando questi divenne praticamente muto. Dopo la morte di Niccolò Paganini a Nizza nel 1840, Achille da adulto fece di tutto per conservare e valorizzare le opere del padre, pubblicandole e riordinandole.

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Il trasferimento del corpo

Nonostante la sua fama, Paganini non fu sepolto a Nizza, ossia il luogo dove morì, ma fu per un po’ di tempo lasciato imbalsamato nella cantina di casa dove era morto. Solo nel 1853, quindi ben 13 anni dopo la sua dipartita, Paganini fu sepolto nel cimitero di Gaione (frazione di Parma), in Emilia-Romagna), e in seguito nel Cimitero della Villetta di Parma.

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Era un profeta della musica

All’epoca i concerti per violino e orchestra d Paganini venivano molto facilmente considerati pura prova di esibizionismo! Infatti gli accordi del Paganini erano difficilissimi da eseguire, mentre i trilli e i salti di registro completavano questa impostazione musicale del tutto inusuale. Proprio per questo Paganini, da autodidatta, si dimostrò capace di ignorare, o comunque interpretare a suo modo, la musica dell’epoca, senza attenersi con rigidità ai canoni imposti. Si pensa inoltre che Paganini fosse affetto da una sindrome marfanoide che gli fece contrarre la malattia nota come aracnodattilia (dita estremamente lunghe e mobili). Forse proprio questo gli permise di arrivare a livelli di esecuzione tecnica insuperati!

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Premio Paganini

Per promuovere l'attività concertistica dei violinisti debuttanti, dal 1954 si svolge annualmente (ma dal 2002 solo negli anni pari) a Genova, presso il Teatro Carlo Felice, il Premio Paganini, giunto alla 54ª edizione. Il concorso è di notevole difficoltà (al punto che alcune volte il primo premio non viene assegnato) e si articola in 3 prove, nel corso delle quali i concorrenti devono eseguire vari pezzi per violino o con accompagnamento di pianoforte e nella finale ben due concerti per violino e orchestra. All'eventuale vincitore è concesso l'onore di suonare il Cannone, il violino di Paganini, costruito nel 1743 e conservato oggi a Palazzo Doria-Tursi a Genova. Oltre al Premio Paganini, per comprendere appieno la grandezza del nostro musicista, basti pensare che un tempo era obbligo all'Esame di Diploma presentare 6 Capricci di Paganini a scelta tra i 24 dell'Op.1!

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“Paganini non ripete!”

Concludiamo questa lista delle 10 cose da sapere su Paganini con un aneddoto molto simpatico e probabilmente il più famoso legato al nome del musicista. In occasione di un concerto tenuto da Paganini a Torino al Teatro Carignano nel 1818, il re Carlo Felice chiese al musicista di ripetere un brano che gli era particolarmente piaciuto. Paganini, che invece amava improvvisare durante le sue esibizioni, rispose (o fece rispondere al re) con questa frase: “Paganini non ripete! ”. Questo atto di orgoglio non piacque al re, il quale costrinse il musicista ad annullare i concerti che avrebbe dovuto tenere a Vercelli, Alessandria e nuovamente a Torino. Tuttavia nel 1836 Paganini tornò a suonare a Torino in onore di Carlo Alberto. In ogni caso questa espressione viene oggi usata per giustificare il rifiuto di ripetere un gesto, una frase o un’azione.

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