10 trucchi per scrivere un racconto

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tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

Secondo alcuni autori, il racconto è una via di mezzo fra la novella breve e il romanzo. Un ibrido, insomma, che non avrebbe ragione di esistere. In realtà il racconto, breve o lungo che sia, è un ottimo mezzo di comunicazione e di espressione, in quanto riesce a condensare in poche pagine una serie di concetti che un romanzo tenderebbe a diluire, a volte eccessivamente, a detrimento del ritmo. Ma se la sintesi è il punto di forza del racconto, la stessa necessità di sintesi, per lo scrittore soprattutto agli inizi, potrebbe trasformarsi in un problema risolvibile soltanto con la frequentazione assidua di questo formato di scrittura. Ogni scrittore ha il proprio stile e la propria metodologia di lavoro, che con il tempo affina. In questa lista vediamo 10 trucchi per scrivere un racconto, dando per scontato che ognuno di noi potrebbe trovarne altrettanti e altrettanto validi.

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Non cerchiamo l'ispirazione

Scrivere è un lavoro. Richiede tempo, impegno, volontà, fatica. È inutile aspettare l'ispirazione che non arriva mai, rimanere in estasi di fronte a un dipinto, davanti al monitor bianco, o relegarsi in cima a un monte. Quando uno deve lavorare non può isolarsi e aspettare che gli arrivi dal cielo la voglia di lavorare. Si procura gli strumenti e inizia. L'ispirazione è soltanto la giustificazione a non scrivere di chi non sa cosa scrivere. Potrebbero trascorrere anche interi anni, prima che questa arrivi, e poi giunto finalmente il momento potrebbe deluderci non conducendo a nulla di veramente ispirato. L'ispirazione ci fa perdere soltanto tempo. Dunque, primo trucco per scrivere un racconto: considerare la scrittura un lavoro, piacevole, ma sempre un lavoro.

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Definiamo una storia

Per scrivere un racconto dobbiamo avere almeno un abbozzo di storia in mente, con un inizio e possibilmente una fine. Durante la giornata teniamoci a portata di mano un taccuino e riportiamo le idee che ci passano per la testa. Teniamolo anche sul nostro comodino: le preziosissime cose che ci vengono in mente prima del sonno, raramente le ricorderemo il mattino dopo. Pensiamolo a lungo il racconto, in tutti i contesti che frequenteremo, di lavoro, casalingo e di svago. Tra le persone che incrociamo cerchiamo un personaggio adatto alla nostra storia. La realtà fornisce infinite possibilità. Con il trascorrere delle ore la nostra storia e i suoi personaggi si definiranno sempre meglio e noi saremo quasi pronti a trascrivere il tutto.

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Definiamo il contesto della storia

Le storie piacciono di più quando il lettore riesce a identificarsi nei suoi personaggi, o riesce a trovare qualcosa di suo nel contesto che legge. Un racconto, scritto bene, ma non contestualizzato, o comunque privo di qualche riferimento alla realtà del lettore, potrebbe trasformarsi in un esperimento di avanguardia letteraria, dove occorre essere veramente bravi a non sfociare nel puro minestrone di parole. Allora, è meglio dare alla nostra storia un tempo storico, un luogo, anche inesistente, ma pur sempre con caratteristiche riconducibili al nostro.

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Definiamo il personaggio protagonista

Il nostro protagonista è colui al quale affideremo il gravoso compito di sostenere la nostra trama. Consideriamolo con i dovuti riguardi. All'interno della storia opererà per procura, per conto nostro, dunque non trascuriamo il suo abbigliamento, i suoi tic. Non è necessario farlo mangiare o dormire, queste cose è chiaro, sin dall'inizio, che le fa quotidianamente. Sono i suoi dettagli che contano nell'economia della nostra storia. Creiamolo come fosse un puzzle tridimensionale, dove ogni singola unità è una parte di qualche nostro conoscente, adatta alla nostra storia.

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Definiamo il tempo e la persona che useremo

La nostra storia avrà un tempo in cui si svolgeranno le azioni. Definiamolo prima. Useremo il passato? Il presente? O un futuro un po' di avanguardia letteraria? Potremmo anche scegliere di usarli alternativamente, andando a modificare il ritmo della narrazione. Esistono infinite soluzioni. L'importante è scegliere quella più adatta, secondo noi, alla nostra storia e al nostro personaggio. Attenzione ai flussi di pensiero alla Joyce e colleghi. Molto belli e dagli effetti mirabolanti, ma difficilissimi da gestire. Dopo poche righe di flusso, il nostro racconto potrebbe trasformarsi in una insalata giovanilistica senza né capo né coda. Buona cosa è stabilire da subito anche la voce narrante. È il personaggio che parla in prima persona? Oppure è una terza persona. E questa persona è onnisciente? Oppure scopre le cose a mano a mano che esse accadono. Non trascuriamo queste caratteristiche di ogni narrazione. Hanno un peso rilevante nella gestione del ritmo e dell'economia generale del testo.

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Decidiamo se usare la forma del dialogo

Il dialogo è accattivante. Apparentemente semplice da leggere e da scrivere. Ma quanti dialoghi abbiamo letto che davvero ci sono piaciuti? Probabilmente pochi. Leggiamo molti libri contenenti dialoghi serrati, opere teatrali, dove è il dialogo a sostenere quasi interamente la narrazione, guardiamo film non di azione, ma dove la parola arriva prima di ogni altra cosa. Se il dialogo non fa per noi, ovvero per il nostro alter ego (il protagonista), optiamo per una esposizione completamente priva di dialoghi, lasciando qua e là qualche brandello di conversazione, magari una battuta immersa nel nostro descrivere, a spezzarlo, andando a modificarne inaspettatamente il ritmo.

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Definiamo il numero di pagine del racconto

Definire la lunghezza del nostro racconto ci consente di non uscire dal nostro piano di lavoro. Stabiliamo sin dall'inizio il numero approssimativo delle cartelle che devono contenere il nostro racconto. Gli eventi narrati devono essere descritti in maniera chiara e sintetica, eliminando le parti in eccesso inutili alla nostra narrazione. Ricordiamoci che non stiamo scrivendo un romanzo e fingiamo che il costo della carta sia esorbitante. Non possiamo sprecarla con parole di troppo. Non passiamo, però, a un minimalismo estremo. Troviamo una via di mezzo fra eccessiva sintesi e prolissità e seguiamo la strada dell'essenziale.

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Definiamo un nostro piano di lavoro

Ormai abbiamo a nostra disposizione tutti gli strumenti di lavoro. Scegliamo il mezzo di scrittura (quasi sicuramente il PC, ma anche la penna, o la romantica macchina da scrivere) e imponiamoci un piano di lavoro. Scriviamo subito, appena abbiamo mezz'ora di tempo. Scegliamoci un luogo tranquillo, senza troppe distrazioni che ci impongano di dovere riprendere la concentrazione ogni volta e scriviamo. Definiamo anche un termine di consegna del nostro lavoro, cercando di rispettarlo. Racconti che durano una vita non hanno senso. La capacità di sintesi va applicata anche all'atto dello scrivere stesso.

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Scriviamo la fine del racconto

Questo potrebbe essere un consiglio fonte di infinite discussioni. Alcuni preferiscono lasciare il proprio personaggio vagare liberamente nella nebbia lungo le pagine, alla ricerca di qualcosa o di qualcuno. La filosofia di questa lista, tuttavia, è un'altra, e considera il lavoro della scrittura come un compito con un inizio e una fine. Quindi, scrivere subito la fine del nostro racconto, ci aiuterà a mantenere le nostre promesse, fatte con noi stessi e soprattutto con il nostro personaggio. Avremo, dunque, poche opportunità di lasciare la strada prestabilita. Questo non esclude che saremo sempre in tempo a rivedere alcune nostre convinzioni riguardanti la storia, e modificare anche qualche dettaglio del finale.

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Dimentichiamo il racconto

Siamo arrivati al termine del nostro lavoro. Ci siamo comportati bene, e anche il nostro alter ego è orgoglioso del compito svolto per noi, e dalle pagine ci guarda soddisfatto. È giunto il momento di stamparlo, chiuderlo fra la sua carta e dimenticarlo per qualche tempo. Non stuzzichiamolo più. Cosa è fatto è fatto. Cosa è scritto è scritto. Trascorse alcune settimane riprendiamo in mano il nostro scritto e rileggiamolo, per intero, al contrario, a partire dalla fine, leggiamo alcune parti slegandole dalle altre, leggiamo solo i dialoghi o le sole descrizioni, facciamolo leggere a qualcuno, o facciamocelo leggere da qualcuno. Troveremo imperfezioni, eccessi e difetti, parti perfette e altre meno. Limiamo qua, allunghiamo là, togliamo un dialogo, aggiungiamo una descrizione, leviamo una comparsa di troppo. Fatto. Rileggiamo ancora 10 volte, stampiamo, e il nostro racconto è pronto. Buon lavoro.

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