5 personaggi dell’Iliade

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Introduzione

L'Iliade è uno delle prime espressioni letterarie giunte a noi dall'antichità per completezza, bellezza, storia, fascino e mito. Trattasi di un poema epico, scritto in esametri dattilici (verso tipico della poesia epica e tecnico-didascalica, utilizzato sia in lingua greca che latina), ci narra degli ultimi giorni dell'assedio di Troia durato 10 anni.
Di tutti i personaggi dell'Iliade, presentiamone 5, ognuno con una proprio caratteristica e con un proprio simbolismo: abbiamo la temerarietà di Achille, la scelta di una vita gloriosa ad un'esistenza tranquilla con la morte precoce; tra i 5 personaggi dell'Iliade vi è Ettore: rappresenta il tema del dovere, dell'obbligo verso la patria identificata con la famiglia, con moglie devota e figli legittimi: è lo scontro della civiltà contro la barbarie. In contrapposizione abbiamo il terzo personaggio dell'Iliade, colui che sceglie i piaceri orientali, il lusso, la frivolezza e l'estetica, è Paride; quindi abbiamo Elena, la donna più bella del mondo, con la sua fuga assieme al giovane Paride, abbandonando marito e figlia, fece scatenare la guerra di Troia.
Infine l'ultimo dei 5 personaggi dell'Iliade: Andromaca, la moglie di Ettore. Lei incarna la fedeltà coniugale, il senso di affetto e dovere, la fecondità femminile, le gioie per la maternità e il dolore per la guerra portata da uno scandaloso adulterio.

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Achille

Achille uno dei personaggi fondamentali del poema, è colui il quale rappresenta la temerarietà e la sete di fama e gloria.
La madre Teti, una ninfa del mare, fece di tutto per dissuaderlo e preservarlo dai pericoli, sino ad immergerlo nell'acqua del fiume infernale Stige per garantirgli quantomeno l'immunità dagli attacchi esterni.
Celebre è nel poema omerico la sua ira, scatenata da una rivalità con il re di Micene, Agamennone, per le schiave catturate. Messo alle strette dal ritiro in battaglia di Achille, il più forte dei condottieri, Agamennone decise di rendere la sua schiava, facendolo rientrare così in guerra.
Achille si scontra con Ettore per l'uccisione dell'amico Patroclo, e qui avviene non solo lo scontro tra due soldati ma anche tra due culture: Achille trascina il corpo di Ettore attorno alle mura di Troia come preludio della conquista della barbarie sulla civiltà.
Achille troverà la morte, e con essa la gloria, alla fine della guerra, per mano di una freccia di Paride.

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Ettore

Ettore è il figlio maggiore di Priamo ed Ecuba ed erede al trono. La sua figura disciplinata e patriarcale è in netto contrasto con l'altro figlio prediletto di Priamo, Paride.
Ettore odia la guerra quanto Achille la ama, ama la sua famiglia quanto Achille ha preferito allontanarsene. Scelse come moglie Andromaca, la figlia di un re confinante troiano, la cui città durante la guerra fu depredata dagli Achei. Ettore rappresenta il senso del dovere e la devozione: all'inizio quando Paride portò Elena in città Ettore, fuoribondo, ne ordinò la restitutizione rimanendo inascoltato. Quando imperversò la guerra non esitò a combattere per difendere la sua città. Alle preghiere della moglie Andromaca, che lo supplicava di non scendere in battaglia per non farla rimanere vedova e orfano suo figlio, rispose che il senso del dovere verso la patria è molto più grande.
Ettore trova infine la morte per mano di Achille, il quale lo trascinò sotto le mura di Troia per vendicare l'uccisione dell'amico Patroclo. Il corpo di Ettore fu restituito a Priamo in persona che lo andò a reclamare nella tenda di Achille. E l'Iliade si conclude proprio con l'immagine dei funerali di Ettore.

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Paride

Paride è l'altro figlio prediletto di Priamo. Di fisico esile con i capelli biondi e gli occhi castani, venne scelto dalle dee che gareggiavano per il pomo della bellezza.
Egli portò Elena da Sparta a Troia noncurante delle conseguenze che ciò avrebbe portato ed Elena seguì Paride incantata da una vita di agi, ricchezze, piaceri e libertà.
Nell'Iliade Paride scende raramente in battaglia, in uno dei passi del poema si legge che, in un momento di forte difficoltà in battaglia, venne avvolto da Afrodite in una nuvola e portato in salvo, direttamente nel letto di Elena.
Il momento della guerra di Troia più celebre per lui fu l'uccisione di Achille, con una freccia scagliata direttamente nel tallone del rivale, il suo punto debole. Il figlio prediletto di Priamo troverà la morte anche lui con delle frecce ( scagliate da Filottete ) e i soccorsi prestatigli non valsero a niente per impedirne la morte.

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Elena

Elena di Sparta, più conosciuta come di Troia, dopo la sua fuga con Paride, è la donna più bella del mondo allora conosciuto. La leggenda vuole sia nientemeno figlia di Zeus nata dall'uovo di un cigno, e da Leda, moglie di Tindaro.
Elena ha degli atteggiamenti ambigui in Omero: nell'Iliade è una nuora dolce e premurosa e preoccupata delle sorti della guerra. Dall'alto delle mura di Troia al fianco di Priamo, elenca a lui i soldati Achei, i più valorosi. Accorre disperata al minimo grido di Paride ed è con lui fianco a fianco nei momenti più dolorosi della battaglia.
Dopo la morte di Paride, Elena si trova sola e poco amata, designata come schiava achea, sospettata di tradimento, eternamente odiata da Andromaca come causa di tutti i mali, sceglie rapidamente di sposare Deifobo, fratello minore di Paride ed ottenere così ancora considerazione presso la classe dirigente troiana.
La notte dell'assedio di Troia e dell'inganno del cavallo Menelao trova Elena dormiente al fianco di Deifobo, e uccide subito quest'ultimo. Elena per avere la vita salva si inginocchia scoprendosi il seno implorandolo di ucciderla con la spada ma Menelao, vinto dalla sua bellezza, risponde che non era questo lo scopo della guerra bensì quello di riportarla in patria.
Elena è uno dei personaggi fondamentali dell'Iliade, se non il più importante, e rappresenta il distacco tra l'immagine di moglie, madre e salvatrice della patria con quella di donna sensuale, simbolo di amore, femminilità. Solo per la sua bellezza estrema a Elena viene perdonato tutto, benché sia esplicitamente colpevole (Gorgia nel suo Encomio di Elena mette in luce tramite la dialettica, tutte le colpe della donna e allo stesso tempo la assolve, generando l'approvazione di chiunque legga l'elogio).

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Andromaca

L'amore materno, la pace famigliare e la fedeltà per eccellenza sono le qualità rappresentate da Andromaca, moglie di Ettore, il quinto personaggio dell'Iliade.
Nell'Iliade Andromaca è una dolce e premurosa madre di famiglia, ha un figlio, Astianatte (noto anche como Scamandrio), ed è innamorata di suo marito Ettore.
La sua fede e la sua dedizione alla religione, esacerbata con innumerevoli preghiere e sacrifici agli dei al fine di risparmiare la sua famiglia, la sua patria (il suo paese natale era stato già saccheggiato dagli Achei, gli uomini uccisi e le donne ridotte in schiavitù) e suo figlio sono sinonimo di fedeltà e rigore morale, contrapposto al tradimento di Elena e alla sua condotta dissoluta.
Andromaca di tutti e 5 i personaggi dell'Iliade è il personaggio femminile più citato ed umanamente approfondito, protegge il suo amore e non manca di elencare le possibile tragedie che andrebbero a colpire la sua esistenza.
Alla fine dell'Iliade si realizza una delle più grandi tragedie di Andromaca, la morte del marito. Distrutta ma mai scomposta, guida le altre vedove di guerra sugli spalti delle mura di Troia per intonare il lamento funebre.

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