5 regole per scrivere una buona storia

Tramite: O2O 01/02/2018
Difficoltà: media
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Introduzione

Scrivere una buona storia non è certo un'impresa facile: servono tempo, coraggio e una buona tecnica.
In questo articolo cercheremo di svelarvi le cinque regole fondamentali per scrivere una buona storia. Vi garantiamo che, se sarete costanti e avrete pazienza, scoprirete che la vostra fatica verrà ripagata e soprattutto che scrivere vi può dare gioia e soddisfazioni. Ricordate: anche chi ha scalato l'Everest, ha cominciato mettendo un passo dopo l'altro!

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Occorrente

  • Tempo, ma non troppo
  • coraggio
  • conoscenze tecniche basilari
  • pazienza
  • costanza
  • fiducia
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Trovare il tempo

Uno dei primi miti da sfatare è che per scrivere una buona storia bisogna avere tanto tempo. Certo, questa sarebbe la condizione ideale, ma, se non siete scrittori professionisti, dovrete probabilmente lavorare per guadagnarvi da vivere.
La prima regola è: decidete voi quanto tempo dedicare alla vostra storia, e poi dedicateglielo davvero. Due pagine al giorno? Ne basta anche una: in 365 giorni potreste scrivere una storia di 365 pagine, o due di circa 180. Forse vi è più comodo il conteggio delle parole? Mille parole al giorno sono già un buon numero per uno scrittore principiante. Insomma, datevi un obiettivo giornaliero e siate rigorosi nel rispettarlo.

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La trama

Ogni buona storia, si sa, è dotata di trama. Ma attenzione, storia e trama non sono sinonimi. La storia è ciò che succede dall'inizio alla fine di una vicenda, in ordine cronologico. Gli studiosi la chiamano "fabula". La trama è l'intreccio, cioè il modo in cui lo scrittore presenta il racconto, che non rispetta necessariamente l'ordine cronologico.
Abbiate in mente la storia, da dove inizia e dove volete che vada a finire. E abbiate chiaro, il più possibile, anche l'intreccio: molti sconsigliano di cominciare a scrivere senza una scaletta dettagliata capitolo per capitolo.
Tanti scrittori, però, raccontano che a un certo punto è come se la loro storia si scrivesse da sé: che i personaggi prendono, in qualche modo, vita e sono loro a guidarli.
Ebbene, quello che vi consigliamo noi è: cominciate con una scaletta, ma poi abbiate il coraggio di stupirvi, di abbandonare la trama se l'intuito vi porta altrove. Avere un'idea di trama e una scaletta è certamente utile perché vi indica una via. Ma datevi la possibilità di essere liberi, in corso d'opera, di cambiare strada.

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La descrizione

La descrizione serve a coinvolgere il pubblico nella storia. Ma attenzione: stiamo parlando di una buona descrizione. Nei classici la descrizione coinvolgeva soprattutto la vista ed era molto dettagliata perché un tempo non c'era la facilità di oggi a reperire informazioni o notizie su cose sconosciute. Oggi, invece, una descrizione dettagliata della vegetazioni di un'isola tropicale, per esempio, sarebbe noiosa e non apporterebbe ai lettori nessuna informazione nuova.
Il nostro consiglio dunque è: utilizzate descrizioni sintetiche e che evidenzino particolari interessanti e unici dei luoghi o dei personaggi. E, soprattutto, descrivete servendovi di tutti i sensi: sbizzarritevi a descrivere sensazioni tattili, oppure gusti, oppure profumi e puzze.

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I dialoghi

Una buona storia non può essere senza dialoghi. Ma a detta di tutti gli scrittori e i critici, scrivere dei buoni dialoghi è veramente difficile. Innanzi tutto, i dialoghi letterari non sono riproduzioni di dialoghi veri, ma loro imitazioni. Ecco perché è assolutamente sconsigliato utilizzare parole vuote, come "cioè", "in effetti", "sì" e altre espressioni analoghe che nei dialoghi reali abbondano. Ed è buona norma evitare anche parole ridondanti o ripetizioni di concetti. A meno che, ovviamente, queste non servano a caratterizzare un personaggio.
Un suggerimento pratico per imparare a scrivere buoni dialoghi? Parlate tanto, ascoltate gli altri, fate caso agli accenti, al ritmo, al dialetto, al gergo.

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La revisione

Quando avrete dedicato tre mesi o sei mesi alla vostra storia e vi sembrerà finalmente conclusa, è arrivato il momento di chiuderla in un cassetto e dimenticarvene per un po'. Proprio così: fatevi prendere da altre storie o dalla vostra vita. Dimenticatela per almeno due mesi. Solo quando vi sembrerà di ricordarvela a mala pensa, sarà giunto il momento di rileggerla tutta d'un fiato e iniziare la revisione. A questo punto dovrete sciogliere le incongruenze, colmare i vuoti narrativi, riordinare le scene e soprattutto eliminare, eliminare, eliminare. Eliminate senza pietà tutti gli avverbi inutili o i passaggi noiosi. Eliminateli, anche se ci avete messo tanto a scriverli e vi ci siete affezionati. In genere, la seconda stesura si rivela efficace se il numero di parole è diminuito. Qualcuno propone addirittura del 10%. Certo, questo non è un teorema matematico, ma un testo più asciutto presenta senz'altro parole più appropriate, va più facilmente al nocciolo della questione ed è, con ogni probabilità, meno noioso.

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Consigli

Non dimenticare mai:
  • Andate sempre in giro con un taccuino
  • Siate curiosi
  • Leggete tanto
  • Scrivete tanto
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