Beato Angelico: vita e opere

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Introduzione

Beato Angelico il cui nome originario era Guido di Pietro, fu uno dei più grandi pittori del Quattrocento, le cui opere nell'ambito del primo stile rinascimentale, incarnano un atteggiamento sereno e religioso e riflettono una forte influenza classica. Un gran numero di lavori eseguiti durante la sua carriera sono gli altari e gli affreschi creati per la chiesa e il priore di San Marco a Firenze, mentre era lì in residenza. Tra gli anni 1420 e 1422, divenne un frate domenicano. Ecco a seguire la vita e le opere di Beato Angelico.

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L'arte

Beato Angelico attualmente appartiene alla cerchia di quelle persone che hanno avuto l'onore di essere beatificate da Giovanni Paolo II. Personaggio di grande spessore, sia personale che culturale rappresenta un fulcro della pittura di quel secolo. La Cappella di Nicolò V, in Vaticano, da lui affrescata con scene della vita dei santi Stefano e Lorenzo, dimostra uno stile più elaborato rispetto alle sue opere precedenti: evidentemente non aveva potuto rimanere del tutto estraneo al fervore rinascimentale che era in atto nella Capitale. L'arte dell'Angelico rispecchia sempre un animo gentile, una religiosità intensa e profondamente serena: perfino le scene di martirio sono come trasfigurate e messe in rapporto, più che allo strazio umano, alla beatitudine celestiale a cui sono destinati i protagonisti.

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La vita

Giovanni da Fiesole detto Beato Angelico, fu pittore e miniatore, nacque a Vicchio di Mugello nel 1387 e morì a Roma nel 1455. Era un frate domenicano, vicino a Fiesole, non si sa nulla del suo apprendistato come pittore, ma è certo che si ispirò sia alla scultura del Ghiberti sia alla pittura di Gentile da Fabriano e che tenne conto delle nuove esperienze artistiche del Brunelleschi e del Masaccio.

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Le opere

La sua produzione, tutta di argomento sacro, inizia, per quanto ne sappiamo, con il dipinto della Madonna dei Linaioli, una tempera su tela che misura 230 centimetri per 330 centimetri, che si trova a Firenze al museo San Marco, e che gli fu commissionata, nel 1433, dalla consorteria dei mercanti di lino. Dal 1447, lavorò ad Orvieto e a Roma, dove lo aveva chiamato il papa. Le scene sono sempre composte in un bellissimo equilibrio di spazi ed i personaggi hanno un rilievo individuale, anche quando sono in gruppo o si allineano, come nelle schiere degli angeli o dei beati. I suoi affreschi possono essere ammirati a Cortona: Museo Diocesano; a Firenze: San Marco; a Montecarlo: Convento; a Orvieto: Duomo; a Roma, Vaticano: Cappella di Nicolò V.

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