Breve guida alla pittura rinascimentale

tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

Con la chiusura dell'oscuro periodo del Medioevo, si entra nell'età culturale del Rinascimento. Negli anni che vanno dal 400 al 1500 l'Europa vede una grande rinascita in ogni campo culturale, dalla letteratura alla musica all'arte in particolare. In tutta Europa ed in particolar modo in Italia, gli artisti trovano un nuovo concetto di bello, riscoprendo nuovi canoni e mettendo in luce scenari fino a quel momento mai visti. Firenze rappresenta il nuovo centro culturale e qui troviamo importante figure artistiche che segneranno per sempre la nostra cultura. Tra gli artisti più importanti che hanno gettato le basi del Rinascimento vediamo Leonardo Da Vinci, Filippo Brunelleschi, Michelangelo Buonarroti e molti di rilevante importanza. Qui di seguito vedremo una breve guida alla pittura rinascimentale, utile se stiamo studiando questo periodo in storia dell'arte e perfetta per ampliare le nostre conoscenze.

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Colore

Le opere pittoriche del Rinascimento venivano realizzate principalmente su affreschi e tavole. I soggetti, in particolar modo nel primo periodo, erano ancora figure legate al mondo della Chiesa come rappresentazioni di Dio o di Santi. Per quanto riguarda l'uso del colore, questo vede il progressivo abbandono degli sfondi su base dorata tipicamente bizantini. Il colore, di rilevante importanza nelle opere prodotte per tutto il Medioevo, continua ad essere uno strumento essenziale per definire lo spazio in cui sono inseriti i soggetti, i quali vengono raffigurati in gradi di luminosità differenti a seconda della posizione occupata; tuttavia, al contrario delle forti tonalità scure utilizzate dai pittori del Medioevo, i maestri del secolo del Rinascimento utilizzavano quella che verrà ricordata come "prospettiva aerea".

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Scelta delle tonalità

La scelta dei colori con i quali le figure dei dipinti e degli affreschi venivano vestiti non era casuale. Se infatti le figure erano vestite e adornate di colori come il porpora, l'oro o il blu lapislazzuli (colori piuttosto cari economicamente), potevano potenzialmente rappresentare delle divinità o delle persone di un certo spessore sociale; progressivamente la vivacità dei colori del primo rinascimento lascerà spazio al chiaroscuro, che vedrà la sua migliore realizzazione nei lavori di Leonardo da Vinci, padre del celebre effetto "sfumato", che conferiva indeterminatezza alle opere. Non era infatti necessario rappresentare la ricchezza con lo sfarzo del colore, si passa invece a dare carattere al soggetto tramite decori e ambientazioni che ritraevano il suo stato sociale.

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Artisti europei

Le città di Napoli, Roma, Venezia e Firenze erano i centri propulsori di una spinta artistica che avrebbe investito non solo altri centri minori come Padova, Verona e Urbino, ma anche il resto d'Europa, soprattutto il versante nord-occidentale. Tra i pittori di maggior rilievo è opportuno citare Albrecht Durer, il quale, dopo numerosi viaggi in Italia fatti per ammirare le opere di Giotto e Leonardo, viene ispirato da questi ultimi per realizzare personaggi di una certa caratura, applicando una introspezione psicologica sempre in armonia con il paesaggio circostante. Il fulcro principale del Rinascimento in Italia, fu però Firenze nel quale era in atto un processo di continuo rinnovamento già partito da Giotto e che sfocia nei lavori prestigiosi di Paolo Uccello e Sandro Botticelli del quale ricordiamo una delle opere più significative dell'Umanesimo: la donna della Primavera che è simbolo di armonia delle cose del cielo e della terra, portatrice di poesia e di misura.

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Altri centri culturali

Tra gli altri centri di espressione artistica, non si può omettere Urbino, nella quale troviamo opere del celebre Piero della Francesca, fautore della prospettiva applicata alla figura umana e visibile nel famoso dipinto La Flagellazione del 1455. Infine, mentre a Padova era attivo Andrea Mantegna, personalità attenta prima alla raffigurazione monumentale di personaggi inseriti in profili angolosi, come testimonia la sua opera più rivoluzionaria all'interno della Cappella Ovatari, poi alla minuziosa analisi anatomica applicata agli scorci della figura, a Venezia Vittore Carpacci era già proiettato nella diffusione della tecnica a olio, su ispirazione dei maestri fiamminghi.

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