Byobu: storia del paravento giapponese

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Introduzione

I paraventi giapponesi, byobu (letteralmente “protezione contro le correnti d'aria ed il vento”), costituiscono un pratico esempio dell'arte applicata alla funzionalità nella vita quotidiana. Autoportante, privo di supporti, binari o ruote, maneggevole, facilmente trasportabile e decorato con immagini calligrafiche o illustrazioni, il byōbu normalmente consiste in una coppia di separé, ciascuno costituito da 2, 4 ,6 o 8 pannelli. Oltre a fornire riparo dal vento, funge anche da pannello decorativo per suddividere gli ambienti, racchiudere e definire gli spazi. In questa guida ne analizzeremo l'affascinante storia: dal prototipo ad oggi.

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Tipicità dei paraventi giapponesi

A differenza di quelli cinesi (pesanti e non portatili, fatti con legno, rattan e bamboo), i paraventi giapponesi si caratterizzano per la loro leggerezza e facilitá di spostamento, una peculiaritá dell'arredamento giapponese “tansu”. I prototipi del byōbu erano pesanti e scomodi da usare, in quanto i pannelli erano incernierati con corde di seta o pelle, rinforzate con “zenigata” (una sorta di rondelle in legno).   Nel 14º secolo i giapponesi iniziarono ad impiegare cerniere fatte in carta “kami chōtsugi” e tale elemento contraddistingue i byōbu dai precedenti paraventi.
Prima di questa invenzione, ogni pannello era circondato da un bordo in seta, elemento che interrompeva la composizione decorativa.

Le cerniere in “washi” (carta di riso) uniscono un pannello a quello adiacente in maniera sicura e durevole, consentendogli un uso prolungato. Quando il paravento viene spiegato e mostrato stabilmente nella sua conformazione a zigzag, che rappresenta il metodo comune di utilizzo, le cerniere washi consentono il dispiegamento e la presentazione di un'immagine continua. Per tale ragione nel tardo 14º secolo i byōbu incernierati con carta divennero il supporto prediletto dall'arte giapponese per dipingere vedute panoramiche e rappresentazioni della natura.

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Funzione del byōbu

L'architettura gioca un ruolo importante nello sviluppo e utilizzo del byōbu in Giappone. Gli interni degli edifici si caratterizzano per spazi interni ampi ed ininterrotti, pavimentazioni in tavole di legno lasciate nude o ricoperte con “tatami” (i tipici materassi), impiegati per sedersi.
La decorazione artistica sui paraventi giapponesi tradizionalmente inizia e si focalizza giusto alla base del pannello, in maniera da risultare a livello dell'occhio, proprio in considerazione del fatto che è tradizione nella cultura giapponese sedersi sul pavimento.


I byōbu, sovente alti quanto una persona, furono adottati quali divisori versatili e facili da spostare. Posizionati in qualsiasi punto della stanza, bloccavano sguardi indiscreti e creavano immediatamente una zona privata ed intima. La loro natura compatta, consentiva di riporli in maniera facile e pulita, in perfetta armonia con l'eleganza ed il design tipici dell'estetica giapponese.


Abbelliti con lamine d'oro e posti dietro un'icona o una persona, i byōbu sottolineavano l'importanza dell'immagine religiosa o esaltavano lo status dell'individuo di alto rango.

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Evoluzione storica dei paraventi giapponesi: Epoca Nara

Da un punto di vista storico i primi cenni al byōbu risalgono alla metá dell'8º secolo, quando documenti ufficiali riportano che un centinaio di paraventi furono donati dall'Imperatrice Kōmyō al Tempio Tōdaiji di Nara, l'antica capitale del Giappone, nell'epoca Nara. In questo periodo il byōbu veniva usato come elemento decorativo presso le corti imperiali. Il paravento multipannello (solitamente 6 pannelli), ricoperto con seta e cucito insieme per mezzo di cordoncini di seta o pelle, ma comunque incorniciato con struttura in legno, era la tipologia piú comune.

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Epoca Heian ed epoca Muromachi

Epoca Heian (794-1185) In questo periodo il byōbu divenne un elemento decorativo imprescindibile nelle case di “Daimyos” (i baroni locali), templi e santuari buddisti. Per incernierare i pannelli si iniziarono ad impiegare le rondelle in legno al posto di seta e pelle.

Epoca Muromachi. Nel corso del 1300 il byōbu divenne popolare ed iniziò a diffondersi anche nelle case della gente comune, nei negozi e nei “dojos” (sorta di palestre per arti marziali). Il paravento a 2 pannelli divenne la tipologia preferita ed iniziarono ad impiegarsi cerniere in carta sovrapposte. Di conseguenza gli artisti decoratori ebbero la possibilità di esprimersi più liberamente, attraverso immagini continue, non interrotte da bordi e cornici.

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Epoca Monoyama fino ad oggi

Epoca Azuchi Monoyama ed inizi Edo I primi paraventi ricoperti con foglie d'oro, tipici del periodo Momoyama (1573–1615), apparvero in epoca antecedente (periodo Muromachi 1333–1573), impiegati per svariati scopi: durante le cerimonie del te, come sfondi per concerti e danze, come ambientazioni per i riti buddhisti. Durante il periodo Momoyama, con il diffondersi della popolaritá del paravento presso piú ampi bacini sociali, anche la propensione dei giapponesi verso le arti si accentuó. Il byōbu divenne ad esempio un elemento indispensabile nelle case dei samurai, dove assunse una valenza, oltre che estetica, anche di ostentazione di ricchezza e potere. Stili e soggetti dei dipinti e delle calligrafie presenti sui paraventi si evolvettero, includendo, oltre alle lamine d'oro, disegni coloratissimi della natura e rappresentazioni della vita quotidiana.

Byōbu oggigiorno Con l'avvento della tecnologia, il byōbu di oggi viene prodotto in maniera industriale, ma persiste un fiorente mercato artigianale per i paraventi tradizionali fatti a mano, specialmente apprezzati dalle famiglie giapponesi che desiderano preservare usi e costumi.

I paraventi giapponesi furono introdotti in Europa attraverso rari esempi portati da commercianti spagnoli, portoghesi ed olandesi e giunsero in Messico nel 17º secolo, dove vennero denominati “biombo”, ma non raggiunsero la popolaritá nel nostro continente a causa delle severe restrizioni commerciali vigenti in Giappone fino alla metá del 1800.

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