Come leggere la notazione anglosassone degli accordi

tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

All'interno di questa guida, andremo a parlare di musica. Nello specifico, in questo determinato caso, ci occuperemo di lettura degli accordi. Proveremo a porci questa specifica domanda: come si fa a leggere la notazione anglosassone degli accordi?
Proveremo a dare una risposta sintetica ma esaustiva alla problematica in essere.
Buona lettura.
In tanti decidono di studiare uno strumento musicale da autodidatta, rinunciando, così, al supporto di un insegnante privato o di una scuola, spesso decisamente costosa. Ciò che spesso spaventa il musicista principiante, però, è lo spartito in cui gli accordi sono scritti in lettere; questo è la cosiddetta "notazione anglosassone degli accordi", nota anche come letterale o inglese (questi tre termini sono sinonimi), che molto si differenzia da quella latina.

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La prima cosa da sapere è che ogni lettera dell'accordo corrisponde ad una nota musicale, per cui dovete ricordare il seguente schema DO=C; RE=D; MI=E; FA=F; SOL=G; LA=A; SI=B; DO=C. Sapendo che inglesi fanno partire la scala da quella che per noi è la sesta nota, si può ben notare che la notazione britannica è costituita semplicemente dalle prime sette lettere dell'alfabeto latino. Molte persone, credono che questa determinata scelta arrivi dal fatto che quest'ultima sia la nota dell'accordo mentre, altre persone, collegano questo ad una prassi derivante dai modi gregoriani, specialmente dal prima, dal quale si ricava la scala del la minore.

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Per leggere bene uno spartito, però, sarà necessario imparare il significato di tutti i termini e i simboli che normalmente lo costituiscono, cercando anche di memorizzare almeno le basi della lingua inglese, essendo questa molto presente nel panorama musicale, anche italiano. Comunque sia, se ci prestate attenzione, scoprirete che è molto frequente riuscire ad individuare una melodia nostra che viene stilata sulla base dell'applicazione del metodo anglosassone.

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È inoltre interessante sapere che, ben prima che si affermasse il modello latino, gli spartiti seguivano l'annotazione greca, costituita da una serie di simboli propri della lingua dell'isola. Le lettere vennero introdotte esclusivamente nel momento in cui arrivò l'affermazione dei romani su scala internazionale e, in quel momento, vennero inserite le lettere. Trascorsero diversi anni prima che questa notazione romana venisse sostituita da quella attualmente utilizzata.

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Ancora alcune informazioni. La nota indicata con la lettera B, unico grado della gamma gregoriana ad ammettere un' alterazione, è all'origine del bemolle, e del bequadro. La scritta G/D, invece corrisponde ad un accordo di sol maggiore con il re al basso. Ultima curiosità: questa annotazione è la stessa che viene usata nei paesi di lingua tedesca, con pochissime variazioni.

In ultima analisi, vi consiglio vivamente la lettura di questo articolo, concernente, anch'esso, il medesimo argomento che abbiamo trattato, in sintesi, all'interno di questa breve, ma utile, guida: http://www.gremus.it/?q=node/939.

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