Come scrivere il finale di un libro horror

Tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

Scrivere il finale di un libro horror è impegnativo almeno quanto scrivere l'inizio, perché bisogna tirare le fila, scegliere le parole giuste perché rimanga memorabile.
Le parole hanno una potenza evocativa grande se collocate nel punto giusto e capire come scrivere un finale può portare a una chiusura lunga o fatta di un solo rigo, che trasmette un'emozione tangibile a chi sta leggendo.

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Il genere horror è di per se portatore di suspance, aspettative cariche di curiosità, ed è connaturato a un crescendo di tensione che deve in qualche modo sciogliersi nel finale.
Si possono seguire tre strade, o tattiche letterarie, per concludere uno scritto horror, che può dare soddisfazione sia al lettore che a chi scrive.
Tirare le somme del racconto vuol dire di fondo rispondere a tutte le domande che sono state lasciate in sospeso durante la narrazione. Bisogna anche dare ragione ai dubbi suscitati nel lettore, alla paura che si è fatta strada rispetto alla storia e ai personaggi e decidere se scrivere un finale liberatorio o che insinui altri dubbi e altri timori.

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Spesso nei libri horror, e anche nei film tratti dagli stessi libri, il finale è di tipo cosiddetto circolare e, senza troppi sforzi narrativi, fa tornare il lettore al punto di partenza.
Può definirsi circolare anche un ritorno indietro nel tempo riguardo alla storia e alla vita dei personaggi con i cosiddetti "flashback". Si può anche pensare di scrivere un finale che ripeta un preciso evento facendo appello a un ciclo che si ripresenta. Questo tipo di chiusura di un libro horror potrebbe in parte deludere il lettore o lasciargli l'amaro in bocca, avendolo magari preparato a un finale diverso, o anche suscitare una sorta di rassegnazione alla potenza della storia. Tuttavia è un finale che calza a pennello per lasciare la porta aperta a un seguito, alla continuazione della storia e un'ulteriore sviluppo dei personaggi. È una porta lasciata aperta insomma sia per il lettore e per l'autore.

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Se invece l'intenzione di chi scrive è quella di non lasciare nessun adito a eventuali sviluppi, può anche pensare a un finale cosiddetto chiuso. Tutti i dubbi vengono risolti per il lettore, tutti i personaggi trovano un senso e, anche per gli innesti soprannaturali, c'è una spiegazione altrettanto paranormale. È qualcosa che soddisfa molto il lettore, perché ha un senso di abbandono per tutta la storia fin'allora vissuta leggendo, ma può anche lasciare nostalgia per la "morte"letteraria dei personaggi, seppur figurata.
Anche un finale aperto ha senso se si vogliono lasciare dubbi nel lettore, senza in realtà una vera fine e, con un espediente letterario, il "potere" di decidere il finale. Una bella chiusura è anche il doppio finale alternativo che abbia termini letterari che prima fanno pensare a una chiusura e poi invece c'è altro.

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