De Chirico: le migliori opere

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Introduzione

Il padre della metafisica è Giorgio De Chirico, artista che ha vissuto tra il 1888 e il 1978. Il termine metafisica, di origine greca è inerente alla filosofia, letteralmente significa "al di là della realtà materiale". Il concetto di metafisica espresso nella pittura di De Chirico si può racchiudere in due frasi che accompagnano due opere d'arte. Nel primo si legge: et quid amabo nisi quod enigma est (e cosa amerò se non ciò che è enigma?) ?; nel secondo: et quid amabo nisi quod rerum metaphisyca est (e cosa amerò se non ciò che è metafisica?). L'enigma, quindi la metafisica è allo stesso tempo classicità e segreto da svelare, il mistero. È nel 1917, quando incontra Carlo Carrà, che nasce ufficialmente la pittura metafisica. Proviamo ad analizzare brevemente le migliori opere, quelle che maggiormente esprimono la pittura di Giorgio de Chirico.

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Le muse inquietanti

Nel 1818, quasi fosse il manifesto della pittura metaficica dipinge Le muse inquietanti. Uno scenario distorto, instabile reso ancora più inquietante dalla luce, nel quale né lo spazio né il tempo sono reali, un mondo abitato da esseri che sono insieme scultura e architettura. Ricordi antichi e moderni convivono fianco a fianco nello stesso spazio. Il loro accostamento diventa più irreale dalla presenza delle scatole coloratissime e dallo scudo che rimandano al mondo dell'infanzia. Negli anni successivi, De Chirico fa riferimento alla classicità che si concretizza anche nell'abbandono della pittura ad olio e nell'adozione della tempera.

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La vittoria

Nel 1928 De Chirico realizza La vittoria. Un'opera molto interessante, una stanza dal soffitto basso che incombe su un gruppo di gladiatori. Il gruppo appare disposto in forma piramidale e si compone di una serie di figure che vanno da uomini nudi o che indossano una corazza; da uno col volto che pare una maschera incipriata a ad un altro talmente sottile da sembrare una statuetta di bronzo. In questo lavoro lo stile di De Chirico diventa graffiante, con ironia mista ad angoscia. L'artista ritorna alla pittura metafisica intorno agli anni trenta. Nel 1938, con Melanconia dell'uomo politico torna anche a lavorare con la pittura ad olio. In quest'opera De Chirico trasforma la piazza in una sorta di palcoscenico.

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Trovatore

Nel 1954, De Chirico riprende un dipinto del 1917. Trovatore: un manichino disposto su una pedana; sul suo corpo il pittore dispone due squadre, una sul petto, una sul ventre. Questo soggetto, che rievoca l'opera lirica di Giuseppe Verdi, è di per sé metafisica, perché il Trovatore è l'inconsapevole fratello di colui che lo farà morire. Fra le opere dell'ultimo periodo, ritengo rilevante Piazza d'Italia. La piazza vuota, le arcate che sottolineano la prospettiva, l'orizzonte sgombro. Un carrozzone abbandonato, la statua di una figura femminile.

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