Divina Commedia: guida al VI Canto

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Introduzione

La Divina Commedia è l'opera più celebre di Dante Alighieri. Scritta tra il 1304 ed il 1341 (anni del suo esilio in Lunigiana e Romagna) è un'importante testimonianza della civiltà medievale fiorentina. Il VI Canto dell'Inferno, si svolge nel terzo girone dove, flagellati da una pioggia eterna e fredda, sono prigionieri i golosi. Il peccato di gola, viene duramente punito da Dante, che verso queste anime assume un atteggiamento indifferente e poco coinvolto. Egli giudica questo vizio, mettendo da parte la pietà e la compartecipazione umana avuta nel V Canto. Nel VI Canto, i due pellegrini Dante e Virgilio si ritrovano a parlare con Ciacco, un fiorentino noto per la sua golosità, che rivela loro il destino politico della città. In questa guida, analizzeremo gli aspetti del VI Canto della Divina Commedia.

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Il VI Canto della Divina Commedia vede Dante immerso in uno scenario di sofferenze e tormenti. È nel terzo cerchio dove, sotto una pioggia eterna, mista a tempesta, neve e grandine, conflitti nel fango, vengono puniti i peccatori schiavi della gola. Cerbero, una fiera dalle 3 teste, è il demonio che li squarta e li graffia. Nella mitologia, rappresenta l'ingordigia e la discordia (ecco perché si trova nel VI Canto). Scorgendo i due pellegrini, la bestia si scaraventa contro di loro. Virgilio, con una manciata di terra, riesce a distogliere e calmare le brame ed entrare nel cerchio.

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Nei versi 34 - 75 del VI Canto della Divina Commedia, Virgilio guida Dante in questo luogo di sofferenza. Il fango sommerge le anime presenti. Solo un uomo riesce a mettersi in piedi, ma è irriconoscibile. Si tratta di Ciacco, fiorentino noto per il vizio della gola. Il tono tra il poeta e quest'anima è a tratti comico (accentuato dal linguaggio popolare) e inquietante, dopo le rivelazioni sulla sorte di Firenze. Il VI Canto della Divina Commedia, infatti, è a carattere politico. Le profezie di Ciacco rivelano che i Guelfi Neri riusciranno a prevalere sui Bianchi e per questi ultimi non resterà che l'esilio e la rovina. Le sane tradizioni cederanno all'avarizia, alla superbia e all'invidia.

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Nei versi 75 - 115 del VI Canto della Divina Commedia, Dante chiede a Ciacco la sorte di alcuni illustri personaggi fiorentini, che si distinsero per l'impegno a favore della città. La risposta aggrava la tristezza del poeta. Egli apprende che il valore politico in vita non garantisce la salvezza divina. Quindi, Ciacco si rimmerge nel fango assieme agli altri compagni di sventura. Queste anime si ridesteranno solo nel giorno del giudizio universale per ricevere la definitiva condanna ed il supplizio sarà maggiore. Finisce qui il viaggio nel VI Canto della Divina Commedia.

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