Edward Hopper: vita e opere principali

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Introduzione

Nato il 22 luglio del 1882 a Nyack, nei dintorni di New York, Edward Hopper iniziò la sua carriera come illustratore nella pubblicità, lavoro che, anche per il resto della sua vita, avrebbe continuato ad affiancare la sua attività di artista.

Fin dai suoi esordi, i suoi interessi principali andarono verso i luoghi urbani, gli spazi della città spesso anonimi. L’America che popola le sue opere è quella stessa che popola l’immaginario di ciascuno di noi, e forse per questo ci risulta così famigliare. I suoi quadri ne raccontano la quotidianità: l’uomo fermo alla pompa di benzina, gli avventori di un bar, la donna seduta in una camera d’albergo, l’intimità di una stanza colta da una finestra aperta.

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Gli esordi

La sua formazione avvenne a New York, insieme a un gruppo di giovani artisti conosciuti come gli "Ashcan painters".

Successivamente si trasferì a Parigi. Erano gli anni in cui la pittura stava conoscendo la rivoluzione del cubismo.

Benché naturalmente immerso nel clima di sperimentazione del suo tempo, Hopper non fu attratto dalle avanguardie, quanto piuttosto da Monet e dall’impressionismo. Il suo principale interesse era la luce: la possibilità di esprimerne su tela tutte le possibili variazioni, dalle ombre alle luci dirette, dagli angoli scuri a quelli brillanti e completamente illuminati.


Tra i lavori di questo periodo vi sono "Steps in Paris" (1906) e "Summer Interior" (1909), in cui è evidente l’influenza impressionista, ma al contempo si inizia ad intravedere il suo stile personale, incentrato sul realismo quasi fotografico, e sull'attenzione alla luce e alla composizione dell’immagine.

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La maturità

Di ritorno negli Stati Uniti, Hopper inizia a partecipare con le proprie opere a mostre d’arte: prende parte, nel 1910, alla Exhibition of Independent Artists e all’International Armory Show nel 1913. Nel 1920, a 37 anni, Hopper mette in mostra la sua prima personale al Whitney Studio Club.

Nel 1924 sposa Josephine Nivison, pittrice anch’essa, che influenzerà lo stile e la carriera del marito. Gelosa del lavoro di Hopper, Josephine insisterà per diventare l’unica modella per tutti i personaggi femminili dei suoi quadri. Dal punto di vista pittorico, l’unione con Josephine influenzerà la transizione di Hopper dall'impiego dei colori ad olio a quelli ad acqua.
Il connubio con la moglie poterà inoltre Hopper al suo periodo di maggiore fama, caratterizzato da ulteriori mostre personali e dalla realizzazione delle sue opere di maggior successo: da "House by the railroad" (1925) ad "Automat" (1927) e "The lighthouse at two lights" (1929).


Gli ultimi anni furono caratterizzati dal consolidarsi della sua fama. Hopper fu infatti, ed è tuttora, molto amato negli Stati Uniti: nel 1952 fu scelto per rappresentare l’America alla Biennale di Venezia, ebbe una copertina sul Times e un suo quadro fu selezionato Jacqueline Kennedy per essere esposto alla Casa Bianca.

Hopper morì il 15 maggio del 1967, all'età di 84 anni.

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Il pittore della malinconia

È stato detto che Hopper è il pittore della malinconia, della solitudine. Probabilmente ciò dipende dalle atmosfere spesso scure dei suoi dipinti, che li rendono in qualche modo poco ospitali, quasi respingenti. Sembra che desiderino, più che essere guardati, fare in modo che lo spettatore sia portato a girare lo sguardo verso di sé, ad esplorare il suo intimo, la sua mente.

Anche i personaggi che raffigura sono spesso soli oppure, quando non lo sono, non interagiscono gli uni con gli altri. L’uomo alla pompa di benzina del dipinto "Gas" (1940) sembra in pericolo, sospeso com'è tra un cielo scuro e minaccioso, la strada che si perde dietro di lui e la linea di alberi impenetrabili alle sue spalle. La donna di "Hotel Room" (1931) siede sola in una stanza d’albergo anonima, con un pezzo di carta tra le mani, la valigia chiusa in un angolo, le spalle abbassate a mostrare sofferenza o abbandono. In "Nighthawks" (1942), forse la sua opera più nota, i tre avventori e il barista, illuminati dalla luce al neon del bar, sembrano sospesi in una città deserta, insieme eppure intrisi di solitudine.

Gli ambienti, da quelli interni di camere d’hotel o uffici, a quelli esterni, ispirano spesso disagio o tensione, come se qualcosa stesse per accadere. Basti pensare che la casa immortalata in "House by the railroad" sarebbe in seguito servita da modello ad Alfred Hitchcock per la casa del suo film "Psyco".

Nonostante sia stato definito "realista", ciò che Hopper intende illustrare con in suoi dipinti non è tanto la realtà come essa è, quando come uno schermo in cui ciascun osservatore può proiettare i propri sentimenti.

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Consigli

Non dimenticare mai:
  • Le opere di Hopper sono periodicamente oggetto di mostre temporanee in Europa e in Italia. Per chi non avesse occasione di vederle dal vivo, una selezione, completa di descrizione, è disponibile sul sito del MoMA (Museum of Modern Art di New York): https://www.moma.org/artists/2726

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