Come analizzare Enrico IV di Luigi Pirandello

Tramite: O2O 20/05/2018
Difficoltà: media
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Introduzione

Enrico IV è una tragedia in tre atti. Scritta nel 1921 e rappresentata per la prima volta il 24 febbraio 1922 al Teatro Manzoni di Milano, può essere considerata uno dei capolavori teatrali di Luigi Pirandello. Se si analizza con attenzione l?opera si possono individuare i temi più cari e quelli che ricorrono spesso nella produzione pirandelliana. La pazzia e la maschera, il rapporto fra la finzione e la realtà, il rapporto fra l'uomo e il personaggio, fra l'uomo e la sua maschera. Il confronto insomma fra la propria identità e ciò che si mette in scena. La maschera come liberazione dalla propria identità costrittiva, il personaggio interpretato come via di fuga dalla realtà. Così come "Sei personaggi in cerca di un autore", anche Enrico IV appartiene alla terza fase del teatro pirandelliano, ovvero quella fase di teatro nel teatro, dove all'interno della rappresentazione è messa in scena un'altra rappresentazione.
Vediamo quali sono i momenti salienti nella trama dell?Enrico IV di Luigi Pirandello e poi, attraverso un attenta analisi, cerchiamo di trarre le conclusioni su questa importante opera.

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Occorrente

  • Copia dell'opera
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Inizio dell’opera

L?inizio dell?opera ci cala subito nel tema caro all?autore, ovvero quello di nascondere la propria identità dietro una maschera. Il protagonista partecipa a una mascherata in costume dove impersona Enrico IV. Assieme a lui partecipano alla festa anche Matilde e Belcredi. Enrico cade da cavallo, spinto da Belcredi, e batte la testa. Quando il protagonista si risveglia crede di essere veramente il personaggio storico che aveva deciso di impersonare, completando così la fusione tra identità e personaggio. Per tenere fede al suo personaggio, o almeno a quello che il protagonista crede di essere, vivrà per anni in un castello con della servitù mandata appositamente da suo nipote Di Nolli per assecondare la sua pazzia. Dopo 12 anni ricorda chi è, la memoria della sua vera personalità ritorna, si rende conto di ciò che è successo durante la mascherata. Apprende allora che colui che lo fece cadere fu Belcredi, poiché innamorato di Matilde.

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Continuo dell’opera

Nel proseguo della narrazione, Pirandello continua a giocare con la personalità del protagonista, inscena malintesi, entra nella profondità psicologica amalgamando ancora di più la realtà con la finzione. Trascorrono quasi vent'anni da quella famosa mascherata; Matilde di Spina insieme a sua figlia, a Belcredi e a uno psichiatra, vanno a trovare Enrico. Il dottore si mostra molto interessato al caso dell'uomo che ha perso la propria identità in favore di una fittizzia. Decide allora di proporre una sorta di esperimento per vedere di risolvere l?inconveniente. Il luminare propone di ricostruire la scena di 20 anni prima in modo che, ripetendo le medesime azioni, Enrico possa rendersi conto di come la sua attuale situazione non sia quella reale. I protagonisti si organizzano per inscenare l?episodio. Al posto di Matilde recita sua figlia, le fattezze sono molto simili a quelle della madre all?epoca dei fatti. Quando Enrico vede la figlia di Matilde è soprafatto dal ricordo, vorrebbe a tutti i costi far sua la giovane, abbracciarla; l?emozione rivissuta è così intensa che l?uomo non si rende conto che la madre è stata sostituita nella recita dalla figlia. Belcredi però oppone un netto rifiuto perché non vuole che la figlia sia toccata da lui.

Continua la lettura
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Analisi dell’opera

La follia vera e la follia simulata, ecco ciò che Pirandello mette in scena e tenta di analizzare con la sua opera. La follia vera, quella causata dall?incidente a cavallo, ha allontanato il protagonista dalla società. La follia segna uno stacco netto dalla sua vita passata in favore di un?identità nuova e diversa dalla precedente, un?identità che in qualche modo gli preclude ogni possibilità di poter tornare indietro. Quando infatti la vera follia svanisce, il protagonista si rende conto che le cose non sono più come prima. Subentra allora, quasi per necessità, la follia simulata e dunque il personaggio di Enrico IV viene a rappresentare il simbolo dell'auto-emarginazione. La maschera diventa il rifiuto al conformarsi a una società alla quale lui non si sente più di appartenere. Società a sua volta di maschere, dove ognuno interpreta un ruolo, nelle quali il vero flusso della vita è fermo come fosse cristallizzato. Enrico non può evadere dalla realtà che lo circonda, dalla realtà nella quale si è trovato a esistere, è una gabbia di solide sbarre. Accettare la follia che tutti gli prescrivono diventa allora l'unico modo per evadere da essa. La follia in qualche modo lo rende libero. È proprio questa la differenza fra Enrico e Vitangelo Moscarda, protagonista di "Uno, Nessuno e Centomila". Mentre il secondo tenta di distruggere la realtà che lo circonda, il primo la accetta, "per vivere con la più lucida coscienza" la propria pazzia.

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Guarda il video

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Consigli

Non dimenticare mai:
  • Su Youtube esistono vari filmati, completi, dell'opera recitata a teatro
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