Giovanni Baronzio: biografia e dipinti

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Introduzione

Le origini ed anche la produzione artistica di Giovanni Baronzio, pittore italiano del XIV secolo, non sono ancora oggi del tutto chiare. Sicuramente appartenne alla scuola pittorica riminese e romagnola che aveva raccolto l'esempio pittorico giottesco, interpretandolo in maniera originale, ma a volte troppo arcaico e solenne. Ecco alcuni appunti sulla biografia ed i dipinti di Giovanni Baronzio.

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La biografia

Una delle poche notizie inerenti alla vita di Giovanni Baronzio è che nel 1362 doveva già essere defunto, poiché esiste un documento che indica in quell'anno la sua tomba, collocata nel cimitero della chiesa di San Francesco a Rimini prima che l'Alberti la trasformasse in Tempio Malatestiano. Un'altra notizia certa risale al1343, anno in cui fu testimone di un atto notarile e nel documento che lo attesta è denominato “magistro”; per il resto possono essere fatte solo delle supposizioni infatti i critici e gli storici dell'arte, presumono che esistessero due Giovanni Baronzio, omonimi, uno dei quali già menzionato nel 1300, che probabilmente fu l'autore degli affreschi del campanile di Sant'Agostino a Rimini e del Crocifisso nella chiesa di San Francesco a Mercatello nel 1345. Il secondo Giovanni Baronzio (quello artisticamente più notevole è il protagonista di questo articolo), fu un pittore della seconda generazione trecentesca, attivo tra gli anni '20 e gli anni '50 del suo secolo e artista caratterizzato in parte dalla “volgarizzazione” della scuola pittorica riminese.

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Il Polittico

Nel Polittico del 1345, la sua opera più nota, Baronzio evidenzia uno stile troppo accademico e adopera una gamma di colori prosciugata e povera, per cui l'opera manifesta una certa arcaicizzazione rispetto allo splendore della scuola riminese. Partendo da quest'opera i critici sono riusciti ad attribuire al Baronzio alcuni altri dipinti, collegandoli con il polittico; tra le altre opere ascritte all'artista romagnolo, ci sono alcune parti della decorazione del cappellone della Basilica di San Nicola a Tolentino e alcuni affreschi del refettorio dell'Abbazia di Pomposa, risalenti al 1320, che rappresentano la fase più nobile della carriera del Baronzio, seppur realizzati nel periodo giovanile.

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Il Mistero della Croce

Un'altra opera attribuita al Baronzio è la tavola con le “Storie della Passione di Cristo”, detta anche “Mistero della Croce”, che raffigura i momenti della passione di Gesù, dall'ultima cena alla salita al Calvario. La tavola faceva parte di un'opera molto più grande, una pala d'altare di tre metri di lunghezza, che al centro aveva una Crocifissione (oggi smarrita) e, come pannelli laterali, da una parte le Storie della Passione e dall'altra la tavola con le “Storie di Cristo” dalla deposizione dalla croce alla Pentecoste.

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