I capolavori di Michelangelo Buonarroti

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Introduzione

Genio poliedrico del Rinascimento italiano, Michelangelo Buonarroti ha dato vita ad una serie impressionante di opere pittoriche e capolavori scultorei. Nato nell'aretino nel 1475, nella piccola cittadina di Caprese, Michelangelo è il secondogenito di una famiglia fiorentina un tempo ricca, ma ormai decaduta. L'incertezza economica è tale che il patriarca, Ludovico di Leonardo, è costretto ad accettare per lunghi anni degli incarichi politici di secondaria importanza, portando la famiglia con sé durante i suoi trasferimenti tra le provincie di Arezzo e Firenze.

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È proprio nella cittadina fiorentina di Settignano, famosa per i suoi Maestri Scalpellini e le cave di pietra serena, che il piccolo Michelangelo scopre l'amore per le belle arti. All'età di 12 anni, nonostante il forte osteggiamento dimostrato dal padre, Michelangelo intraprende la propria formazione andando a bottega dal Maestro fiorentino Domenico Bigordi, detto Il Ghirlandaio. L'ambiente formale e la disciplina accademica vengono però mal sopportati dal ragazzo: Michelangelo non conclude il proprio apprendistato triennale e sceglie di avvicinarsi all'arte frequentando il Giardino di San Marco.

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Un breve rientro a Firenze nel 1945 determina la genesi di altre opere, quali il Cupido Dormiente ed un San Giovannino, che gli vengono commissionate dai nuovi signori della città. Queste opere, seppur non particolarmente permeate dall'estro geniale dell'artista, rappresentano una chiave di volta per la sua intera esistenza: la statua del Cupido viene infatti sfruttata per dare vita ad una geniale truffa ai danni del Vaticano. Anziché condannare lo scultore e pretendere la restituzione della somma versata, i prelati romani decidono di invitare Michelangelo presso la Santa Sede e di commissionargli nuove opere.

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L'espressività del volto, la posa plastica, il fluire quasi liquido delle fasce muscolari del corpo umano, l'abbondante e dettagliato panneggio e la lucentezza serica del marmo divengono in breve tempo i canoni con cui l'artista sigla i successivi capolavori. Negli anni seguenti vede infatti la luce l'opera che consacra definitivamente Michelangelo ad artista conosciuto ed apprezzato presso tutte le corti europee. Traendo spunto dalle Vesperbilder teutoniche, Michelangelo ipotizza una raffigurazione umanizzata del tema della pietà, incentrandola sul rapporto di amore estremo che lega una madre al figlio.

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Non si pensi tuttavia che l'opera manchi di un'anima. Se le Vesperbilder denotano sofferenza fisica sia attraverso l'espressione dolorosa della Madre, sia nel corpo rigido del Cristo, qui il pathos viene introdotto dalla posa dei protagonisti. Maria è severa, ma attira a sé il corpo morto del figlio lasciando che la testa di Gesù si poggi lungo l'incavo del braccio. Il braccio opposto, invece, ritratto in un'espressione di accettazione della volontà divina, sembra voler cingere le ginocchia del figlio ed evitare che il corpo possa sfuggirle. Nella sua scultura, Michelangelo sembra dunque voler offrire al credente un ultimo, toccante momento di intimità familiare tra una madre ed un figlio morto prematuramente.

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David è ritratto come un giovane adolescente, nudo ed in piedi, in procinto di ingaggiare battaglia. L'atteggiamento del ragazzo non è bellicoso (la fionda giace morbidamente sulla spalla), ma questi lascia trasparire un'espressione assorta ed attenta: David viene raffigurato pronto alla lotta, intento a valutare le azioni del suo nemico così da reagire prontamente. La lunga mano affusolata è infatti reclinata su se stessa e pronta ad afferrare l'estremità dell'arma. Il braccio opposto giace invece morbidamente lungo il fianco, come nei kouroi di matrice classica, e reca nella propria mano un sasso.

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L'opera non presenta alcun panneggio, ma è emblematica l'attenzione maniacale dell'artista verso il più piccolo dettaglio dell'acconciatura. David è un adolescente imberbe ma riccio: ogni singolo ciocca viene cesellata per incastonare un volto dalla regalità estrema. L'espressione del giovane è accigliata e viene esaltata dalla particolare tecnica di perforazione con cui Michelangelo cesella le pupille. Le morbide fasce muscolari ed i nodi delle articolazioni dipingono un corpo giovane, ma tonico, che non ha ancora raggiunto la maturità sessuale.

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Sibille, profeti, scene bibliche, antenati di Cristo ed ignudi fanno da contorno al tema principale sviluppato dall'artista: la Creazione Divina. Abramo giace nudo in posa plastica e tende pigramente un dito verso Dio. Dio, rappresentato da un concerto di angeli, arcangeli e serafini, sfiora con gesto impetuoso la mano di Adamo. Il contrasto tra divino e terreno viene evidenziato dal punto di incontro delle dita e vuole sottintendere come anche l'uomo, con il suo magnifico corpo, sia una creatura divina e rechi in sé una stilla di perfezione ed immortalità.

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Per il mausoleo dedicato a Giulio II, l'artista scolpisce un'altra delle sue celeberrime opere: il Mosè. Questo profeta viene raffigurato seduto, con la testa leggermente rivolta a sinistra mentre la mano destra reca la Tavole della Legge. Nonostante l'espressione austera del volto barbuto, la scultura sembra quasi voler suggerire allo spettatore di aver sorpreso Mosè in un momento di disattenzione. La testa reclinata, il dinamismo delle gambe che paiono essere in procinto di alzare il possente corpo da un momento all'altro, le tavole divine quasi scivolate dalla mano sembrano suggerire l'ipotesi di avere di fronte un profeta colto nell'attimo di alzarsi e recarsi in direzione della fonte di distrazione.

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A partire dal 1530, infine, Michelangelo si dedica nuovamente alla Cappella Sistina, struttura architettonica di cui, con il placet di Giulio II, aveva già adornato le volte del soffitto. In quasi dieci anni, prima sotto Clemente VII e poi con il patronato di Paolo III, Michelangelo si dedica alla realizzazione del Giudizio Universale. L'imponente affresco occupa l'intera parete dietro l'altare e ripropone il tema della famiglia divina già interpretato nella Pietà.

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Cristo è seduto in assise e circondato dai giusti, mentre al suo fianco siede Maria di Nazareth. Profeti, apostoli, santi e beati si dispongono a raggiera ponendo al centro dell'ellissi la figura divina, contornata da una luce di santità. Poco più in basso delle figure umane in trepidante attesa, una schiera di angeli e serafini chiama a raccolta le anime umane con le trombe del giudizio. Sulla terra, dominata dai colori scuri dell'atmosfera crepuscolare, alcune anime elette si staccano e possono prendere parte alla gloria di Cristo. Altri corpi, invece, restano bloccati a terra ed avvinti dalle catene della dannazione.

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L'affresco è monumentale e per un solo tema (il Giudizio Universale) viene sacrificata la parete principale della cappella, quella a cui tutti i fedeli guardano durante la celebrazione della messa. È interesse della Chiesa, dunque, ricordare ai credenti come l'esistenza terrena sia fugace: solo una vita morigerata, condotta nel rispetto dei dettami cristiani, porta alla vita eterna, mentre per coloro che si lasciano tentare dal vizio è prevista la pena dell'inferno.

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