I maggiori esponenti del cognitivismo

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Introduzione

Riuscire a comprendere la complessità degli schemi mentali, delle sue funzioni e di come si svolgano le rielaborazioni delle informazioni che il cervello riceve, è di estremo interesse; si sviluppano così diversi approcci di ricerca in questo ambito, ognuno dei quali fornisce un prezioso aiuto per formulare una teoria comune. In questa sede esplicheremo i maggiori esponenti del cognitivismo.

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Psicologia Cognitivista

Il cognitivismo è quella corrente di pensiero che nasce verso la fine degli anni '50, ma che viene ufficializzato solo nel 1967 con la pubblicazione del libro "Psicologia Cognitivista" di U. Neisser. Si occupa di formulare ipotesi sulla genesi dei processi mentali, sotto un punto di vista multidisciplinare, tra Neurologia, Psicologia e Pedagogia. In modo più specifico, studia l'elaborazione umana delle informazioni (o HIP: Human information processing) applicandolo poi, ai vari processi mentali come: memoria, pensiero, linguaggio, percezione e movimento.

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Ulric Neisser

Il primo nome che presentiamo, è quello di Ulric Neisser, psicologo statunitense di origine tedesca. Come accennato in precedenza, fu proprio grazie a lui che si delineò il paradigma dell'HIP; nel suo testo, riunisce ed elabora i lavori fino ad allora presentati, e propone l'associazione tra mente umana ed un computer, definendo l'uomo come un "elaboratore di informazioni". Egli stesso, però, riformula la sua visione nel 1976, con la pubblicazione del suo libro "Conoscenza e realtà" rendendola meno rigida; il suo modello HIP definitivo, descrive come gli individui conoscano il mondo eterno attraverso le funzioni mentali come percezione, attenzione, memoria e pensiero, che recepiscono tutte le informazoni e le rimanda al sistema sensoriale, per elaborare una risposta consapevole ed in modo assolutamente attivo.

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James Gibson

Il secondo esponente di cui pareremo è James Gibson, psicologo statunitense e docente universitario nel periodo 1949 - 1972. I suoi lavori vertono sullo studio della percezione visiva, tanto che viene spesso considerato come uno dei massimi esponenti di psicologia del XX secolo. Durante la Seconda Guerra Mondiale, conduce studi della percezione per conto dell'Areonautica Militare degli USA, da cui sviluppa la teoria secondo cui gli oggetti in movimento forniscono molti più stimoli rispetto a quelli statici. Seguendo questa via, definisce il concetto di "ottica ecologica", seconda la quale una percezione non mediata da altri processi mentali, o sottoposta a stimoli artificiali come quelli di laboratorio, gli individui sono soggetti a stimoli diversificati e complessi, di conseguenza per giungere alla comprensione di funzione e funzionamento si devono studiare soprattutto gli aspetti dell'interazione tra organismo e ambiente.

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