Il cinema di Ingmar Bergman

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Introduzione

Ingmar Bergman, regista, sceneggiatore e drammaturgo di origini svedesi, è stato una delle figure più importanti nella storia del cinema. La morale che permea i suoi film è spesso pessimista, quasi nichilista, derivata da una famiglia con a capo un padre rigido e in un'infanzia trascorsa senza affetti, mitigata solo dalle attenzioni delle fantesche di casa. In questa guida ripercorrerò in sintesi le tappe fondamentali della filmografia di Bergman.

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Ibsen e Strindberg

Attratto più dal teatro che dal cinematografo, la formazione intellettuale di Bergman discende da due grandi drammaturghi nordici, Ibsen e Strindberg (che fu oggetto peraltro della sua tesi di laurea). Tuttavia è dal cinema che lo svedese ottiene la fama internazionale, prima con "Monica e il desiderio" e "Una vampata d'amore" (entrambi del 1953), poi con "Sorrisi di una notte d'estate", commedia a carattere filosofico-psicoanalitico.

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Il settimo sigillo

È tuttavia "Il settimo sigillo" (1957) ad inaugurare la sua grande stagione di autore venerato: singolare racconto di un cavaliere medievale reduce dalle Crociate che, nell'imperversare della peste, si ritrova persino a sfidare la Morte personificata in una partita a scacchi (persa, ovviamente, ma che bisogna per lo meno provare a giocare, sembra suggerire il regista). Dello stesso anno è anche un altro capolavoro, "Il posto delle fragole", una riflessione amara e al contempo commovente sulla giovinezza perduta e sulla senescenza che scaturisce dal racconto del viaggio che un anziano luminare intraprende con la nuora per andare a ritirare un premio.

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I temi ricorrenti

La profonda angoscia esistenziale e il dramma della solitudine umana, sono temi che tornano ciclicamente nell'opera bergmaniana, incline a ricorrere a stilemi espressionisti, ora con figure deformate ora con chiaroscuri inquietanti. I suoi personaggi sono sempre investiti da dubbi atroci sul senso stesso della vita, dal naturale timore di fronte all'incombere della morte: in tal senso un film come "Sussurri e grida" può definirsi emblematico. La medesima considerazione vale per la cosiddetta trilogia del "silenzio di Dio": "Come in uno specchio" (1961), uno dei suoi tre oscar, "Luci d'inverno" (1963) e "Il silenzio" (1963). Una sorta di film a tesi, sul tema del doppio e dell'impossibilità di essere se stessi, è "Persona" (1966) che in latino, infatti, significa "maschera", con la musa norvegese Liv Ullmann. Per quanto riguarda la pellicola con maggiori risvolti autobiografici, bisogna menzionare "Sinfonia d'autunno", storia di una famosa pianista che, alla fine dei suoi giorni, si accorge di aver trascurato la figlia per la carriera.

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