Il cinema di Krzysztof Kieslowski

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Introduzione

Il cinema ormai è parte integrante della nostra vita. Tutti abbiamo visto, vediamo, parliamo e ricordiamo dei film, continuamente. E ognuno avrà sicuramente il suo film preferito (o preferiti) o quello che è rimasto maggiormente impresso. Il cinema è chiamato anche "settima arte" poiché sembra aver unito in un unico prodotto molte arti diverse: la pittura, la musica, la fotografia, la narrazione, il teatro... Fin dalle origini, il cinema ha conosciuto così un grande successo, perpetuato fino ad oggi. Con i numerosi premi cinematografici e le tecniche di realizzazione dei film in continuo progresso, diventa difficile non conoscere almeno il nome dei grandi registi mondiali che si sono succeduti nel tempo. Uno di questi è sicuramente Krzysztof Kieslowski, morto a 55 anni nel 1996: è stato un regista, sceneggiatore e documentarista polacco, considerato uno dei più grandi registi della storia del cinema. Per quali motivi? Vediamoli insieme in questa guida!

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Occorrente

  • Passione per il cinema
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Gli inizi: i documentari

A 16 anni, senza un’idea precisa sul suo futuro, Kieslowski si iscrive a una scuola per tecnici teatrali. Con il tempo però si interessa alla regia e prova a farsi ammettere alla prestigiosa Scuola di Cinema di Lodz, riuscendo a entrare infine al terzo tentativo. Il giovane regista la frequenta negli anni '60, anni in cui la Polonia sperimentava un periodo di debole apertura politica. Questo evento, insieme al clima frizzante della Polonia dell'epoca, spinge Kieslowski a tenare la carriera di documentarista, con lo scopo di imprimere su pellicola eventi, persone, e conflitti reali e consegnarli così alla memoria del popolo.
I primi documentari del regista si concentrano sulla vita dei lavoratori e dei soldati polacchi, in un'atmosfera generalmente resa triste e sconsolata. Anche se non dichiaratamente critici verso il regime, i documentari si dimostrarono troppo realistici per la censura dell’epoca, resa più stringente poi con l'invasione della Cecoslovacchia da parte della Russia.

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La fiction

Un suo documentario sugli scioperi in corso a Danzica del 1970 venne proibito e gli intervistati arrestati. Dopo una serie di censure e limitazioni analoghe nel corso degli anni ‘70, il regista decide di entrare nel mondo della fiction, con lo scopo ultimo di poter trasporre su schermo verità scomode, ma in modo meno diretto, più libero e protetto dal mantello della finzione. Questa strategia si rivela vincente quando con “Il cineamatore” del 1979, ambientato fra gli operai di una fabbrica, riesce a vincere il Gran Premio del Festival Internazionale di Mosca. Il successivo “Destino cieco” (distribuito nel 1987), occupandosi di spinose scelte etiche e morali, è una lucida analisi critica della società e della politica polacca. Ed è proprio per il delicato soggetto del film che quest'ultimo potrà essere distribuito in patria solo 6 anni dopo la sua realizzazione, iniziata nel 1981.

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Il "Decalogo"

Nel 1982 Kieslowski conosce Krzysztof Piesiewicz, sceneggiatore e politico polacco, e con lui inizia un fruttuoso sodalizio cinematografico. Insieme, i due amici curano le sceneggiature di tutti i film del regista, da "Senza fine" fino a "Tre colori: Film rosso", del 1994, e ultimo film diretto da Kieslowski.
Insieme a Piesiewicz, Kieślowski conosce poi il compositore Zbigniew Preisner, che da quel momento comporrà la musica per tutti i suoi film. I tre amici e intellettuali di lì a poco si imbarcano nell’avventura del “Decalogo” (1989). Il Decalogo è un'antologia di film molto famosa e fortunata, che ha segnato profondamente l'intero cinema polacco, e non solo. Con "Decalogo" si intendono dieci lungometraggi da un’ora circa, commissionati dalla TV polacca, ma finanziati in realtà da una produzione internazionale tedesca. Ogni episodio, basato vagamente su uno dei Dieci comandamenti della Bibbia, affronta un dilemma morale o etico con un'impronta fortemente drammatica. Tutti i film (autoconclusivi) si svolgono vicino a un gigantesco palazzo condominiale di Varsavia, che arriva a simboleggiare la condizione universale dell’umanità. Tutti e dieci i film hanno avuto un successo enorme, sia a livello nazionale che internazionale.

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Gli ultimi anni

Dopo il crollo del muro di Berlino, Kieslowski gode ora e finalmente nel suo Paese di una completa libertà, e si impegna a girare “La doppia vita di Veronica” agli inizi degli anni '90, e lo presenta con grande successo a Cannes. La consacrazione definitiva del regista polacco arriva però con la trilogia di “Tre colori”, ispirata ai colori della bandiera francese (blu, bianco, rosso), che simboleggiano la libertà, l’eguaglianza e la fraternità. E così “Film Blu” (1993) vince il Leone d’Oro a Venezia; “Film Bianco” (1994) vince un Orso d’Argento a Berlino; e “Film Rosso” (1994) viene presentato a Cannes.

Questi lavori consegnano Kieslowski all'Olimpo dei grandi registi mondiali.

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Consigli

Non dimenticare mai:
  • I dieci film del Decalogo hanno un successo enorme, diventando immediatamente un cult, specialmente in Francia e in Germania. In un’intervista il regista Kubrick afferma di essere stato commosso dalla potenza e dalla profondità delle pellicole di Kieslowski.
  • Dopo la sua serie di successi, Kieslowski è considerato uno dei migliori registi europei. L’artista intende dirigere una nuova trilogia, basata questa volta sulla Divina Commedia di Dante, ma muore all’improvviso nel 1996, lasciando il progetto incompiuto e tanti fan in dolore.
  • Due degli episodi di “Decalogo” vengono portati alla lunghezza di lungometraggi col titolo di “Breve film sull’uccidere” (1989) e “Non desiderare la donna d’altri” (1989). Sono versioni estese delle loro controparti originali.
  • Ogni episodio del Decalogo ha un cast differente, ma in tutti è presente la figura del "testimone silenzioso", un personaggio che non parla mai ma che assiste in silenzio allo svolgimento delle vicende. Il regista non ha mai rivelato l'identità e il ruolo dello spettatore silenzioso.
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