L'arte di Corrado Giaquinto

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Difficoltà: media
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Introduzione

Corrado Giaquinto fu un importante pittore che visse nel 1700. Figlio di Francesco, sarto di origine napoletana e di Angela Fontana, barese, realizzò numerose opere di grande livello. Nacque nel 1703 a Molfetta e morì nel 1765 a Napoli. Visse anche a Torino e a Roma, ma lavorò parecchio all'estero, diventando un'artista di fama internazionale. Praticò studi umanistici, e fu indirizzato all'arte da un frate dominicano che gli trasmise l'arte della pittura. L'arte di Corrado Giaquinto sarà, pertanto, l'argomento di questa guida.

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Occorrente

  • Tavole che riproducono i quadri di Giaquinto
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I primi anni

I genitori volevano che diventasse sacerdote (tutti i suoi fratelli lo divennero), invece, ben presto, Giaquinto scopri' la sua vera inclinazione: l'arte. All'età di 24 anni si trasferisce a Roma e apre una bottega personale nel pittoresco quartiere di Ponte Sisto. Il primo capolavoro che realizzò fu intitolato "Cristo in croce con la Madonna, San Giovanni Evangelista e Maria Maddalena". Questa tela gli fu ordinata dal Re del Portogallo Giovanni V. È possibile ammirarla nella Cattedrale della città di Mafra; questi dipinti segnano l'esordio romano dell'artista. Dopo questo incarico, successivamente, ottenne un altro importante compito, affidatogli dalla Chiesa di San Nicola dei Lorenesi. Inizio' un ciclo che comprese i dipinti di:
- "San Nicola fa scaturire l'acqua dalla roccia", che si può ammirare nella volta;
- "Tre Virtù teologali" e "Il Paradiso", presente nella cupola;
- "Tre Virtù cardinali", che si intravede nei pennacchi.
Nel diciannovesimo secolo gli affreschi furono ridipinti ad olio e riportati nel loro splendore originale. In queste opere sono state ritrovate influenze dell'artista Solimena. Nel dipinto denominato il "San Lorenzo Giustiniani", si nota l'influenza di Luca Giordano, in special modo riguardo l'utilizzo del pastello. Nel 1729 dipinse un affresco per la Chiesa di Roma di Sant'Isidoro.

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La maturita'

Il periodo in cui visse a Torino lavorò a stretto contatto con il celebre architetto Juvarra. Nel 1733, su commissione di quest'ultimo, dipinse una "Madonna e un Angelo" che furono aggiunti al quadro del "San Giovanni Nepomuceno", nella Chiesa di San Filippo. Gli affreschi che si trovavano in questa città erano tutti collocati nella "Villa della Regina", più precisamente in una sala che accoglieva il suo "Trionfo degli Dei". Purtroppo, durante la II Guerra Mondiale, tutti questi dipinti vennero completamente distrutti. Il pittore aveva l'abitudine di riproporre come opera autonoma, un solo elemento di una composizione di più grandi dimensioni. Questa pratica dipendeva dalla crescent richiesta da parte di collezionisti e committenti, di bozzetti e di opera di dimensioni ridotte.

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L'arte

Tornò a Roma nel 1738 dove gli fu commissionato un quadro denominato "L'Assunzione della Vergine" decorando così la Chiesa di Rocca di Papa. Nella Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, invece, restaurò il dipinto della "Gloria Celeste", realizzato nel soffitto. Lo stile di Giaquinto fu, inizialmente rococo. A seguire il pittore si spostò verso le forme neoclassiche che andavano man mano imponendosi. Nel 1753 si trasferi' a Madrid chiamato da Ferdinando VI per succedere a Jacopo Amigoni, in qualita' di pittore di corte e, fino al 1762, lavoro' alle chiese madrilene, lasciando opera alle quali, in seguito, si ispireranno francesi e spagnoli,. Gli ultimi anni della sua vita li trascorre a Napoli dove mori' di apoplessia. Il soggiorno a Napoli fu, con ogni probabilita', il più significativo per la sua formazione artistica accanto a Giordano e Solimena. Qui portò a termine una serie di pitture su tela per la Chiesa di San Luigi. Il periodo in cui visse a Torino lo vide realizzare uno stile più leggero, nei colori e nei tratti. L'esperienza torinese costitui', dunque, una tappa decisive per la sua maturazione artistica, densa di scambi culturali. Preferì i toni più chiari rispetto al passato in cui usava il pastello. Gli affreschi romani sono un esempio, così come le tele ad olio. Il suo graduale passaggio all'arte classica è evidente nella Chiesa di Santa Croce di Gerusalemme.

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Consigli

Non dimenticare mai:
  • Se potete, visitate le chiese nelle quali sono conservati i dipinti e gli affreschi per ammirarli in tutto il loro splendore

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