L'arte giapponese Ukiyo-e storia e protagonisti

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Introduzione

Ukiyo-e letteralmente significa “immagine del mondo fluttuante”, da “uki” fluttuante, “yo” mondo ed “e” immagine. Con questo termine si identifica un genere di stampe giapponesi impresse su carta con matrici in legno, realizzate fra il 17º ed il 20º secolo. Il tema vi affascina? Proseguite nella lettura: scoprirete storia e principali protagonisti di questa splendida arte giapponese.

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Periodo Edo

Il periodo Edo, dal 1603 fino al suo termine ufficiale nel 1868, è il periodo classico di fioritura e massimo splendore dell'Ukiyo-e. In Giappone regnava il clan dei Tokugawa, che garantí al Paese pace, forte crescita dei ceti medi (soprattutto mercanti ed artigiani), ma anche oppressione politica e completo isolamento dal resto del mondo.
In origine la definizione “Ukiyo-e” rifletteva il concetto buddista di sofferenza legata al mondo terreno, da “uki” sofferenza e “yo” mondo. Le prime opere Ukiyo-e furono prodotte, esclusivamente in bianco e nero, agli inizi del 17º secolo. Hishikawa Moronobu ne fu l'esponente di maggior spicco. Ben presto le stampe su matrici in legno divennero economiche alternative ai dipinti, rendendo l'arte Ukiyo-e alla portata di tutti. La domanda crescente di colore, indusse gli artisti a creare le prime stampe policromatiche, aggiungendo colore a pennello sulle opere in bianco e nero. Ma si trattava di un procedimento troppo laborioso e costoso. Giá negli anni 60 del 1600 avevano sviluppato tecniche per stampare fino a 20 colori. Tali opere venivano chiamate “nishiki-e” o “stampe broccato”. Okomura Masanobu e Suzuki Harunobu sono considerati fra i primi ad introdurre stampe multicolore, utilizzando piú matrici in legno, una per ciascun differente colore.
Rapidamente la connotazione iniziale dell'arte Ukiyo-e, legata all'ideogramma di sofferenza, subí un radicale mutamento: “uki” venne sostituito da un altro ideogramma, avente la stessa pronuncia ma ben diverso significato, ossia fluttuare. L'Ukiyo-e venne cosí associato ai piaceri mondani e transitori della classe media giapponese, in forte ascesa sociale.
Impossibilitati ad alterare il loro status sociale e sottoposti a stringenti regolamentazioni in ogni aspetto della loro vita, i comuni cittadini abbienti trovarono una via di fuga nei teatri Kabuki, dove potevano ammirare affascinanti attori, passare del tempo con cortigiane e deliziarsi con componimenti musicali e poetici. I dipinti raffiguranti la gente comune, lottatori di sumo, artigiani, divennero nel 17º secolo una vera e propria tipologia specifica di pittura di genere della cittá in espansione.
Il 17º secolo fu un periodo di pace e prosperitá, per la prima volta nella storia del Giappone la gente comune aveva sufficienti risorse per commissionare opere che riflettessero i suoi interessi e le sue attivitá. I cittadini abbienti patrocinavano gli artisti e questi crearono uno stile nuovo, basato su linee sinuose e colori vivaci, raffigurando soggetti abbigliati ed acconciati secondo i canoni della moda del momento.
La concreta realizzazione di ogni stampa dipendeva dalla collaborazione di vari soggetti: un editore, che finanziava il progetto; un artista, che creava l'immagine o disegno in inchiostro; intagliatori e stampatori, che lo producevano. Tale suddivisione del lavoro portó ad un elevato livello di perfezione tecnica ed alla nascita della prima produzione artistica di massa.

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Periodo Meiji

Il periodo Meiji (1868-1912) inizió al termine dello shogunato Tokugawa e fu l'era della restaurazione, con l'imperatore Meiji, sovrano dotato di pieno potere politico.
Il Giappone fu improvvisamente obbligato ad aprirsi al resto del mondo, fatto che provocó uno shock culturale. Le stampe prodotte in questa epoca riflettono tali drammatici cambiamenti. I pigmenti ed i colori prodotti naturalmente furono sostituiti da tinture chimiche all'anilina importate dall'Europa.
Sebbene la richiesta di immagini di belle cortigiane ed affascinanti attori Kabuki fosse persistente per tutto il 18º secolo, nel 19º secolo gli artisti ampliarono il loro repertorio Ukiyo-e fino ad includervi paesaggi, eroi leggendari, perfino temi macabri.
Per tale ragione inizialmente l' Ukiyo-e non fu considerata un'arte, bensí mera produzione commerciale. Le stampe su matrici in legno venivano infatti largamente commissionate dai teatri Kabuki e Noh e dagli attori quale mezzo pubblicitario.
Fu solo nel 20º secolo che il Giappone inizió a rivalutare questa forma d'arte e considerarla meritevole di entrare a far parte di una vera collezione. Gli europei, soprattutto olandesi e francesi, scoprirono le stampe giapponesi ed il loro valore artistico alla fine del 19º secolo, quando quantitá sempre maggiori di opere Ukiyo-e furono importate in Europa. Dopo il 1900 l'arte tradizionale delle stampe su matrici di legno andó esaurendosi, rimpiazzata dalla fotografia.

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20º secolo

Nel 20º secolo il termine Ukiyo-e viene impiegato anche in letteratura e, piú in generale, nell'arte con differenti scopi. Alcuni identificano quali Ukiyo-e solo le stampe artistiche del periodo classico Edo, realizzate da maestri quali Hokusai Katsushika, Utamaro Kitagawa e Ando Hiroshige. Altri usano il termine quale sinonimo per le stampe giapponesi su matrice in legno, altri ancora addirittura per tutti i tipi di stampe provenienti dal Paese del sol levante. Il Movimento artistico Shin Hanga rappresenta il revival dell'Ukiyo-e come forma d'arte, ma influenzata da elementi occidentali, quali uso della luce e prospettiva. Il suo promotore, fu Watanabe Shozaburo, un editore che raccolse attorno a sé vari artisti del genere e gli commissionó stampe da esportare, specie negli Stati Uniti.

Dopo la II guerra mondiale in Giappone si assiste alla fioritura di scuole dove apprendere la tecnica di stampa con matrici in legno e molte di queste attraggono artisti da tutto il mondo. Assai note sono quelle di Yoshida (padre e figlio) e Tomikichiro Tokuriki. Il movimento Moku Hanga mira infatti ad internazionalizzare la stampa con matrici in legno secondo i canoni classici della tradizione Ukiyo-e.

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