"L'Infinito" di Giacomo Leopardi: analisi del testo

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Introduzione

"L'Infinito" è una delle più celebri liriche di Giacomo Leopardi. Composta nel 1819, questa lirica è il primo di sei componimenti che Leopardi stesso intitolò "Idilli". Si tratta di componimenti in endecasillabi sciolti, che mettono in primo piano la figura del poeta solitario intento ad ascoltare il proprio animo. Vediamo quindi l'analisi del testo de "L'Infinito" di Giacomo Leopardi.

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"L'infinito" di Giacomo Leopardi si compone di 15 versi e non rispetta le regole della metrica dell'epoca. Giacomo Leopardi infatti si è abbandonato alla scrittura senza accennare a rime ma esprimendosi in endecasillabi sciolti (dodici sillabe per ogni rigo).
La lirica si apre con la parola "Sempre", seguita dal passato remoto (mi fu), come a dare l'idea di una lunga consuetudine con i luoghi a cui si fa riferimento nella lirica. Si ritiene che "quest'ermo colle" presente al primo verso sia il monte Tabor, vicino Recanati, città natale di Leopardi. La "siepe" (2) è "cara" al poeta perché gli impedisce di vedere l'orizzonte, permettendo di sviluppare una visione interiore e creare un proprio spazio privo di confini in cui smarrirsi. Gli aggettivi "indeterminati", "sovrumani", "profondissima" generano un senso di dilatazione dello spazio.

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Mentre il poeta è assorto nella dimensione infinita dello spazio creato dalla sua immaginazione, il suono del vento tra le piante introduce di nuovo la percezione della dimensione finita della realtà esterna, che è sempre limitata pur nella sua vastità. All'eternità, che è la dimensione temporale dell'infinito spaziale, si contrappone la limitatezza della storia umana. A chiusura della lirica, il poeta usa l'aggettivo "dolce" legato alla parola "naufragio", metafora per indicare che il suo smarrimento nella meditazione sull'infinità dello spazio e del tempo è fonte di piacere.

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La lirica presenta una situazione poetica basata su due distinte sensazioni: la prima di carattere visivo e la seconda di carattere uditivo. Nella prima situazione il poeta parte dall'impossibilità di vedere concretamente l'orizzonte del paesaggio, in quanto ostacolato dalla presenza di una siepe, e giunge ad immaginare uno spazio senza limiti, quindi infinito. Esso è privo di ogni confine ed è dominato da "sovrumani silenzi". Nella seconda situazione poetica, il debole stormire delle foglie al vento si confronta a questi "sovrumani silenzi". Nella conclusione della lirica vengono espressi lo smarrimento del pensiero di fronte all'immagine dell'infinito, e il senso di piacere provato dal poeta in questo smarrimento.

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