Le opere di Giovanni Verga

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Introduzione

Giovanni Verga è uno scrittore italiano. Nato nel 1840, a Catania, da una famiglia agiata con ideali liberali, si dedica al mestiere dello scrittore non appena compie 16 anni. Scrive infatti un primo romanzo, ma non riscuote molto successo tra i suoi insegnanti; per questo decide di continuare i suoi studi in legge, fin quando, nel 1869, si trasferisce a Firenze e si dedica a tempo pieno alla scrittura. Nel 1872 si trasferisce a Milano, dove frequenta gli ambienti letterari e diversi circoli di scrittori. Giovanni Verga è famoso per essere stato uno dei massimi esponenti del Verismo, corrente italiana del '900. Vediamo di seguito in questa guida quali sono le sue opere più importanti.

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I Malavoglia

Il 1881 è la data di pubblicazione del romanzo de I Malavoglia, ritratto della vita campestre siciliana dell'epoca. Verga rimane colpito da tutte le novità che invadono Milano, dai primi telefoni ai mezzi di trasporto; ne è così sconvolto che, attraverso la scrittura, decide di ripercorrere le sue origini. Origini prettamente "naturali", che sono lungi dal progresso del nord Italia. In un clima di insoddisfazione generale, anche dovuto ai divari tra Settentrione e Meridione, Verga descrive la vita di una famiglia di pescatori siciliana. Illustra attraverso un'analisi critica, oggettiva e impersonale tutte le disgrazie che attraversano i vari personaggi, focalizzandosi in particolare sulle tematiche di maggior rilievo per l'epoca: la partenza per l'esercito, l'amministrazione dei campi, la legge naturale che domina il Sud, il progresso che attira la generazione giovane in contrapposizione a quella vecchia, che basa ancora la sua conoscenza sui proverbi e il ciclo delle stagioni. Verga dipinge un mondo vero, reale, che anche nei dialoghi riporta fedelmente la situazione di quei tempi.

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Mastro Don Gesualdo

Un altro romanzo fondamentale di Verga è Mastro Don Gesualdo. Esso racconta le vicissitudini di un personaggio in particolare che, grazie alla sua astuzia e intelligenza, da una condizione di povertà riesce ad elevarsi verso la ricchezza borghese. Mastro Don Gesualdo è un assiduo lavoratore; traspare però un velo negativo, che ha a che fare con l'accumulo della ricchezza e il conseguente attaccamento al denaro. In quest'ottica, il romanzo non può che finire male: Mastro Don Gesualdo verrà infatti lasciato solo, fino alla sua morte, con una famiglia disgregata alle sue spalle. Anche in questo caso, Verga descrive in modo realistico la vita dei compaesani; tuttavia, se ne I Malavoglia i dialoghi rasentavano quasi il gergo, data la condizione sociale povera dei personaggi, in Mastro Don Gesualdo Verga adotta una narrativa più raffinata, che si confà all'ascesa sociale del protagonista.

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Vita nei Campi

Vita nei Campi è il ritratto della vecchia Sicilia. Si tratta di una raccolta di novelle in cui vengono descritte diverse situazioni; non esiste dunque un vero e proprio filo conduttore tra i personaggi e le loro storie. Verga mira a descrivere nei toni più fedeli alla realtà la condizione dei personaggi, riportando tutte le loro passioni e istinti naturali in simbiosi con l'ambiente in cui vivono, cioè quello naturale delle campagne. Spesso gli abitanti adottano atteggiamenti aggressivi, istintivi, che rispecchiano appieno una dimensione primordiale, più vera.

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Novelle Rusticane

Un'altra raccolta importante, dai toni pessimistici, è Novelle Rusticane. Verga sembra qui voler assumere un atteggiamento critico, di protesta verso le condizioni di miseria in cui vivono i siciliani nelle campagne. Di certo Verga non è un idealista: non punta ad una descrizione "ideale" del suo Paese, ma ne descrive tutti gli aspetti che lo caratterizzano, sia quelli negativi che quelli positivi. Tra quelli negativi, nelle Novelle Rusticane emerge il tema della "roba": tutti i personaggi ambiscono ad accumulare sempre più cose, sognando di diventare ricchi grazie ad esse. Come in Mastro Don Gesualdo, le loro vite di certo non migliorano; presto i personaggi si ritroveranno in una condizione ancor più miserevole, privati da tutti gli affetti precedenti.

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Per le Vie

Per le Vie tratta di novelle incentrate sulla dimensione cittadina. Verga non descrive più un contesto rurale, ma si focalizza sulla povertà delle persone sulle strade, mendichi in cerca di "roba". Non emerge nessuna classe elevata; c'è solo la povertà che, forse in un tentativo di denuncia sociale, Verga tenta di risollevare attraverso i suoi racconti, risvegliando le coscienze dei cittadini.

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