Locke: filosofia politica

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Introduzione

John Locke nacque il 29 agosto 1632 a Wrington, Inghilterra.
Studiò all'università di Oxford, dove vigeva una politica di tolleranza.
Conseguì nel 1658 il titolo di maestro delle arti ed iniziò ad insegnare nell’università dove aveva compiuto i suoi studi. In questi anni iniziò il periodo più fiorente della sua formazione. Si occupò di economia e politica, in particolare quando divenne segretario di Lord Ashley, il conte di Shaftesbury. Nell'ultimo periodo della sua vita, la sua autorità divenne enorme, dal momento che i suoi conterranei videro in lui il massimo esponente del nuovo regime liberale.
Nel 1690 furono pubblicati anonimi i “Due trattati sul governo” indiscussi capolavori in cui Locke illustra la sua filosofia politica.

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Lo stato di natura

Per Locke lo stato di natura, o condizione pre politica, è caratterizzato da un’uguaglianza tra tutti gli uomini, nello specifico un’uguaglianza che concerne i diritti. Tutti godono di uguali diritti di disporre di se stessi e dei propri beni, avendo quindi il diritto alla vita, alla libertà e alla proprietà.
Lo stato di natura è regolato dalla legge di natura, ovvero la ragione, la quale insegna agli uomini che, in quanto uguali e indipendenti, nessuno deve danneggiare l'altro nella vita, nella salute, nella libertà o nella proprietà.
Il diritto naturale dell'uomo è quindi limitato alla propria persona, ed ognuno può legittimamente reagire in modo proporzionato alle offese.

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Il contratto

Quando però un uomo vuole prevaricare sull'altro, al fine di ottenere un controllo sulla libertà, sulla vita o sui beni, il conflitto non è più risolvibile tra le due parti in causa: si richiede invece l'intervento di un arbitro super partes, un potere superiore, che consiste nel potere della legge. Per questo motivo gli uomini entrano in società, stipulando un contratto.

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La tutela dei diritti naturali

Gli uomini, sottoscrivendo il contratto, non rinunciano ad alcun diritto naturale, tranne quello di farsi giustizia da sè, che viene riposto nelle mani dello stato. Il contratto sociale non implica dunque la rinuncia ai diritti naturali ma è anzi volto alla tutela di questi.

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La separazione dei poteri

Lo stato teorizzato da Locke si basa sul principio di separazione dei poteri. Il filosofo riteneva infatti che i tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario, non potessero essere gestiti da un unico individuo perché ciò sarebbe sfociato facilmente in una tirannide. Questo principio viene ripreso dagli illuministi francesi prima della rivoluzione, i quali volevano eliminare il potere assoluto del re e vedevano nel pensiero di Locke un’importante guida.

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