Magritte: le migliori opere

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Introduzione

René Magritte è stato uno dei maggiori esponenti europei della corrente surrealistica. Tra i tanti nomi con cui era conosciuto possiamo ricordare “le saboteur tranquille”, a causa del suo modo delicato di insinuare un dubbio nello spettatore. Bisogna dire, però, che una realtà diversa affiora dalle sue opere, nelle quali appare sfuggente e inconoscibile, grazie alla maestria della tecnica utilizzata, la trompe l’oeil. Attraverso i passi seguenti vi illustreremo le sue migliori opere e quello che Magritte intendeva trasmettere con esse.

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Ceci n’est pas une pipe

Uno dei migliori esempi dello spirito di Magritte è il celebre "Ceci n’est pas une pipe". Si tratta di una semplice rappresentazione di una pipa, ma l'autore, da come si può evincere, sostiene il contrario: non è una pipa. È questa la principale ispirazione dei pittori surrealisti. In ulteriori opere, al contrario, è proprio il titolo a suggerire il soggetto che Magritte intende farci vedere con il proprio concetto intrinseco stravolto. Il tratto bianco, che rimanda alla nozione di “assenza di colore”, è in realtà rappresentato come un'inaspettata assenza di soggetto. Essenziale è la similitudine del pittore per far comprendere l'essenza del suo dipinto: "le cose visibili possono essere invisibili, come quando una persona cavalca fra gli alberi: si vede e non si vede, ma si sa che c’è. A loro volta gli alberi appaiono oppure sono nascosti, ma si sa che continuano a esistere: la nostra mente concepisce, contemporaneamente, il visibile e l’invisibile. E io”, continua Magritte, “utilizzo la pittura per riuscire a rendere visibile il pensiero”. Una delle opere che racchiudono in sè questo significato è rappresentata da "La condizione umana", nella quale, la creazione umana, rappresentata dalla tela, si dissolve sovrapponendosi al paesaggio reale.

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Golconda

"Golconda" è un altro fiore all'occhiello del lavoro di Magritte. Il titolo rimanda ad una città indiana che ha visto il suo tempo d'oro nel passato, ma che nel presente è in rovina. La raffigurazione che fa il pittore è a dir poco sconcertante: un cielo blu ceruleo (che, per l'autore, era sinonimo di banalità) sovrastato da una pioggia di uomini in bombetta, fermi e composti a mezz’aria, sopra i tetti, pur di fronte alla “pioggia” portentosa. I personaggi della scena appaiono, quindi, piatti e inespressivi, mentre si compie il miracolo. Allo stesso modo anche le facciate degli edifici circostanti appaiono privi di profondità. Magritte, attraverso questo dipinto, vuole infondere un messaggio allo spettatore: la natura umana e tutto ciò che ne deriva è indifferente al miracolo del camminare in aria (illustrato nel "Golconda"). È questo che vuole rivelare: la banalità dell'animo umano.

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L’impero della luce

Proprio come accade nel "Golconda", "L’impero della luce" vuole richiamare, già a partire dal titolo, delle immagini fastose che vengono minimizzate, successivamente, nella loro rappresentazione su tela. In questo quadro possiamo osservare un forte contrasto che incarna il significato di tutta l'opera: la scena si svolge in pieno giorno, ma l'ingresso per l'impero della luce, che si riduce a una porta di ingresso illuminata, è in penombra, quasi completamente al buio.

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