Piero della Francesca: vita e opere

Tramite: O2O 06/05/2017
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Introduzione

È stata proprio la maniera dell'artista a influenzare particolarmente la successiva pittura italiana, grazie alle innovazioni prospettiche e ai giochi di colore decisamente all'avanguardia. Nella guida che segue, potrete leggere dunque la vita e le opere di una personalità straordinaria come quella di Piero della Francesca.

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La vita

Piero di Benedetto dei Franceschi, conosciuto soprattutto come Piero della Francesca, nacque in un paesino vicino ad Arezzo (per la precisione a Borgo San Sepolcro) tra il 1416 ed il 1417 ma ad oggi, ancora non vi è sicurezza alcuna sull'anno preciso. Trascorse un breve periodo a Firenze che nel 1440 lasciò, portando con sé il grande patrimonio culturale fiorentino che Piero della Francesca elaborò personalmente, arrivando alla dimostrazione pittorica della verità nella sua duplice applicazione visiva: la prospettiva e la proporzione. Da qui, la vita e le opere di Piero della Francesca ebbero una scalata meravigliosa.

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La prima opera

La prima delle molte opere attribuita a Piero della Francesca è la "Madonna col bambino", realizzata intorno al 1435-1440, quando collaborava ancora con Domenico Veneziano. Altro capolavoro di difficile datazione è il "Battesimo di Cristo", che alcuni collocano intorno al 1439 e altri dopo il 1460. Di data incerta è anche la Flagellazione di Cristo (tra il 1444 ed il 1470) che, probabilmente, rappresenta in modo più chiaro il cuore dell'arte di Piero della Francesca. La flagellazione si svolge entro un'architettura classica, secondo linee rette e non curve. L'impianto prospettico è realizzato secondo linee convergenti nel punto di fuga. Le figure dipinte presentano una ferrea immobilità, riconducendo ogni oggetto a una forma geometrica ideale, incatenando tutti gli elementi in una coerente rete prospettica. La luce chiara e diffusa individua ogni oggetto, evidenziandone la forma.

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Le opere

La vita e le opere di Piero della Francesca continuano tra il 1444 ed il 1464 quando fu realizzato il "Polittico della Misericordia" per l'altare della chiesa di San Sepolcro. Nel 1452 venne chiamato ad Arezzo per affrescare la cappella maggiore della Chiesa di San Francesco. Qui Piero della Francesca rivestì le pareti con le famose "Storie della Vera Croce". Non seguì l'ordine cronologico della narrazione bensì impaginò gli affreschi secondo la logica compositiva, dando un coordinamento razionale forte. Tra le scene affrescate abbiamo Esaltazione della Croce, Morte di Adamo, Tortura dell'ebreo, Adorazione della Croce e incontro tra Salomone e la Regina di Saba, Annunciazione, Sogno di Costantino. Tra il 1458 ed il 1459 Piero lavorò a Roma, richiamato da papa Pio II e proprio qui il pittore entrò in contatto con artisti spagnoli e fiamminghi. Nel 1469 terminò poi la realizzazione del Polittico di Sant'Agostino a San Sepolcro. Nel frattempo Piero della Francesca aveva stretto rapporti con il signore di Urbino, il duca Federico di Montefeltro. Infatti dipinse i ritratti del duca e di sua moglie in un dittico. Nel doppio ritratto dei duchi di Montefeltro (datato tra il 1465 e il 1472), i due sono raffigurati di profilo, secondo tradizione medievale e di inizio Rinascimento.

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Dove fu sepolto

Sempre a Urbino, Piero della Francesca dipinse la "Madonna di Senigallia", in cui si evince l'influenza di elementi di origine fiamminga e la famosa "Pala di Brera", realizzata intorno al 1472. Agli ultimi anni della vita di Piero della Francesca appartengono la Natività e la Madonna col bambino e quattro angeli. Secondo quanto riporta il Vasari, Piero della Francesca fu colpito da una malattia agli occhi che ne rallentò l'attività. Morì il 12 ottobre del 1492 e fu sepolto nel Duomo di San Sepolcro.

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