Shodo: l'arte della calligrafia giapponese

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Introduzione

Oggigiorno per scrivere lettere ed in generale documentazione cartacea, la maggioranza dei giapponesi, come tutti gli occidentali, usano matite, penne, pennarelli. Ció nonostante lo Shodo, l'arte della scrittura con pennello ed inchiostro, continua a rappresentare una tradizione fondamentale assai attuale nella cultura del Paese del Sol Levante. Le opere calligrafiche sono ammirate per l'accurata composizione degli ideogrammi, ma anche per la maniera in cui il pennello viene utilizzato, per le sfumature dell'inchiostro e per la distribuzione equilibrata dei caratteri sulla carta. In questa guida cerchiamo insieme di capire cos'è lo Shodo, l'arte della calligrafia giapponese.

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Storia dello Shodo

L'arte dello Shodo ebbe origine in Cina e raggiunse il Giappone nel 6º o 7º secolo, congiuntamente a metodi per produrre pennelli, inchiostro e carta. In quei tempi la calligrafia costituiva una parte essenziale dell'educazione dei membri delle famiglie nobili regnanti. Col trascorrere dei secoli quest'arte si diffuse anche fra aristocratici e Samurai, poi fra la gente comune ed attualmente lo Shodo non costituisce semplicemente una forma d'arte da ammirare, bensí viene impiegata anche per scopi pratici nella vita di tutti i giorni, ad esempio per scrivere cartoline augurali.

Fin dalle scuole elementari gli scolari imparano i fondamentali della calligrafia in appositi corsi. All'inizio di ogni anno scolastico gli studenti prendono parte in attivitá note come “kakizome”, durante le quali creano opere calligrafiche che simbolizzino i loro desideri per il nuovo anno. Fanno pratica di calligrafia per migliorare la loro scrittura, a volte anche copiando le opere di famosi calligrafi del passato.

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Stili dello Shodo

Fra i vari tipi di calligrafia Shodo troviamo: “kaisho”, stile quadrato, angolare, stampatello, in cui le pennellate dei caratteri vengono disegnate con estrema precisione, come a riprodurre lettere stampate. “Gyosho”, stile semicorsivo, che viene usato per scrivere in maniera piú sciolta e veloce. “Sosho”, corsivo, un metodo molto piú fluido, libero, in cui le linee dei caratteri possono assumere forme arrotondate e curvilinee. “Tensho”, lo stile dei sigilli e “Reisho”, lo stile degli scribi.

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Strumenti dello Shodo

Pochi ed essenziali, gli strumenti dello Shodo sono: carta di riso (washi); inchiostro (sumi), in barrette solide da sbriciolare, sciogliere e diluire con acqua all'interno di una bacinella in pietra (suzuri); peso (bunchin) o feltro di supporto che serve a tenere in posizione la carta; pennelli (fude), di varie misure e forme, solitamente fatti con peli d'animale.

Nella definizione piú formale dello Shodo, anche la forma e la dimensione del foglio seguono regole ben precise. Nella calligrafia denominata “chirashi-gaki”, ad esempio, impiegata per scrivere poemi tradizionali, occorre scrivere su un pezzo di carta quadrato.

Per riprodurre il ritmo del verso, il calligrafo puó iniziare a tracciare le linee degli ideogrammi sul foglio a differenti livelli. Puó dare un senso di profonditá alle parole o sottolinearne la cadenza adottando sfumature d'inchiostro piú chiare o scure, creando un susseguirsi armonico di pieni e vuoti. Il maestro di Shodo realizza un quadro, da all'osservatore l'impressione di ammirare il dipinto di un paesaggio.

Le opere di calligrafia vengono tutt'oggi apprezzate al pari di dipinti d'arte. Ma dietro quest'arte troviamo un senso filosofico profondo.

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Significato dello Shodo

Tradurre in italiano Shodo con il termine “bella grafia” non puó esprimere tutto il senso recondito che il concetto racchiude; per i giapponesi la calligrafia ha un'accezione molto piú ampia.

Il maestro di Shodo crea un'opera d'arte impiegando un pennello di bambu intinto nell'inchiostro e scrivendo su carta di riso. Egli trasferisce sul foglio armonia e bellezza. L'equivalenza fra semplice ed elegante nelle opere calligrafiche costituisce uno dei cardini principali dell'estetica giapponese “wabi sabi”.   Nulla è casuale nello Shodo. Il punto d'inizio e la fine del tratteggio, la sua direzione, la sua forma, l'equilibrio fra tutti gli elementi sono fondamentali per ogni riga, addirittura per ogni punto e perfino gli spazi vuoti hanno un loro senso profondo.

Armonia ed eleganza delle linee creano non solo un piacere estetico, ma trasmettono anche una saggezza millenaria. Gli orientali sostengono che gli ideogrammi abbiano anche un valore sacro; quella che per noi occidentali è solo una lettera dell'alfabeto, in Oriente viene considerata come l'epistola dei Cieli.

La calligrafia in Giappone, al pari della cerimonia del te, del kendo e dell'ikebana, è un pratica Zen. “Sho” significa calligrafia, “do” significa via, maniera e lo Shodo consiste in una sorta di vero e proprio percorso, che conduce, attraverso la scrittura, ad un viaggio interiore di apprendimento e perfezionamento. I simboli che vengono tracciati su carta bianca, che nella filosofia Zen rappresenta il vuoto, nascondono dietro la gestualitá un significato laconico. I segni neri su sfondo bianco rappresentano la linea di giunzione dei concetti di Yin e Yang, quali origini della donna e dell'uomo.

Lasciatevi ispirare dalla commistione fra estetica giapponese e pensiero Zen Buddista e cimentatevi anche voi nello Shodo: oltre ad imparare una nuova lingua ed una filosofia affascinante, apprenderete ad impiegare in maniera artistica pennelli, inchiostro e carta di riso.

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