Silvio Pellico: vita e opere

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Introduzione

La letteratura ha dato origine durante i secoli a moltissimi autori che grazie alle loro opera sono riusciti a trasmettere all'umanità il proprio pensiero attraverso le parole. La letteratura italiana poi stata davvero molto importante per definire l'identità del nostro paese, grazie ai suoi autori possiamo rivivere la storia del nostro paese. Tra questi possiamo ricordare Silvio Pellico. Silvio Pellico è stato uno scrittore e poeta italiano, la cui opera più celebre è stata "Le mie Prigioni", tradotta in diverse lingue in Europa e che ebbe successo ed effetti fuori dalla portata dello stesso autore. La biografia di Silvio Pellico e la sua produzione letteraria, si intrecciano indistricabilmente con le vicende della storia italiana della prima metà dell'Ottocento. Sebbene non venga mai considerato tra gli autori punte di diamante della letteratura italiana, alcune sue opere ci forniscono un interessante punto di vista sulle vicende italiane di quegli anni. In questa breve guida vi forniremo qualche utile informazione sulla vita e le opere di Silvio Pellico, rivivendo i momenti più salienti della sua vita e le opere più importanti che lo hanno reso famoso e riconosciuto in tutto il paese.

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Silvio Pellico nacque a Saluzzo, in Piemonte, nel 1789. Gli venne impartita dalla famiglia una rigida educazione cattolica. Compì i suoi studi tra il Piemonte e Lione, per poi trasferirsi definitivamente in Italia a Milano nel 1809. Qui lavorò come insegnante di francese fino alla fine del regime napoleonico nel 1814, quando perse la cattedra. Fu un grande amante della poesia neoclassica. In quegli anni strinse una forte amicizia con Ugo Foscolo, che lo spronò a cominciare a scrivere. Nel 1815 ebbe un grande successo con la tragedia Francesca da Rimini, che venne rappresentata nei teatri di tutta Italia per oltre mezzo secolo.

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Questa tragedia era di fatto una reinterpretazione del celebre episodio dantesco, rivisto in chiave romantica e rinascimentale, tipica del periodo lombardo. Quando nel 1816 scoppiò la polemica tra classicisti e romantici, Silvio Pellico si schierò con i romantici. Diventò un collaboratore - e poi direttore - del Conciliatore. Il Conciliatore era un giornale a cadenza bisettimanale che uscì per circa un anno a Milano. Nacque nel 1818 cercando di avere un'identità super-partes, ma ben presto manifestò il suo chiaro indirizzo romantico, progressista e anti-austriaco. Vi circolavano idee di indipendenza nazionale. In questi anni Pellico strinse una relazione con Piero Maroncelli, che lo aggregò alla Carboneria.

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Pellico e Maroncelli facevano parte della setta dei "Federati". Scoperti dalla polizia austriaca che riuscì ad intercettare una fitta corrispondenza tra i due che non lasciava adito a dubbi, furono condannati alla pena di morte con una sentenze letta a Venezia nel 1822. La pena fu poi commutata in 20 anni di prigione per Maroncelli e quindici per Silvio Pellico. I due furono costretti a scontare la pena nella fortezza austriaca di Spielberg. Durante gli anni di carcere, Pellico si riavvicinò enormemente alla fede, abbandonata negli anni della gioventù. Dopo la scarcerazione avvenuta con una grazia nel 1830, Pellico pubblicò Le Mie Prigioni, che lo fecero conoscere al pubblico europeo ed ebbero una grandissima influenza sul movimento risorgimentale italiano.

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L'opera racconta in modo molto preciso e dettagliato le sofferenze fisiche e morali che l'autore dovette subire in carcere. Viene descritto anche il riavvicinamento alla fede, l'unico sollievo per Pellico in quegli anni bui. Pagine commoventi dell'opera sono dedicate all'episodio in cui in carcere fu amputata una gamba all'amico Maroncelli. Dopo Le Mie Prigioni, Pellico pubblicò altre tragedie che non ebbero molto successo e decise di interrompere la sua produzione letteraria. Morì nel 1854, travagliato da problemi familiari e fisici.
Silvio Pellico è stato uno degli autori più influenti nel panorama della letteratura italiana. Grazie alla sua opera possiamo rivivere un frammento della storia d'Italia. Conoscere la storia e la vita dei grandi autori è fondamentale per apprezzare ancora di più i gesti e i cambiamenti che grazie alla loro opera hanno segnato il processo di trasformazione del nostro paese. Non mi resta quindi che augurare buona lettura.
Alla prossima.

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Consigli

Non dimenticare mai:
  • Appassionatevi all'opera più famosa dell'autore, Le mie Prigioni: l'opera fornisce uno spaccato dell'Italia di quegli anni molto interessante.
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