Verga, il verismo e la Sicilia

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Introduzione

Il Verismo è un movimento letterario sviluppatosi alla fine dell'Ottocento (precisamente nell'ultimo trentennio del XIX secolo), ed annovera Giovanni Verga come maggiore esponente. Basa i suoi fondamenti sul Naturalismo francese e sui principi dell'ideologia Positivista.
Il Verismo si ispira al Positivismo, con il suo ottimismo e l'assoluta fiducia nella scienza e nel progresso, indirizza la propria narrativa verso una rappresentazione sempre più "scientifica" della realtà, in netta contrapposizione all'ideologia spiritualistica del pensiero romantico.
Questa corrente letteraria è caratterizzata da un'attenzione alla vita quotidiana e alle classi subalterne, facendo particolare riferimento alla Sicilia. La letteratura Verista mira a far propri i metodi empirici delle scienze naturali.

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Abbiamo citato Giovanni Verga come maggiore esponente della scuola Verista, anche se solo una parte della sua produzione letteraria può definirsi appartenente al Verismo. Tra gli altri esponenti di questa corrente, citiamo Luigi Capuana e Federico De Roberto.
Giovanni Verga nacque a Catania nel 1840, e le sue prime opere letterarie sono riconducibili ad una narrativa di stampo patriottico e sentimentale tardo-romantica. A partire dagli anni Ottanta, invece, avvenne quella che è definita la "svolta Verista", con l'arrivo a Milano e l'incontro con gli esponenti della "Scapigliatura".
La sua novella "Nedda", portata a termine nel 1874, testimonia questa svolta verso il Verismo. A seguire, le raccolte di novelle "Vita dei campi" e "Novelle rusticane" ripercorrono questa strada.
L'opera letteraria che segna un nuovo punto di vista stilistico è tuttavia rappresentata, nel 1881, da "I Malavoglia".

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Giovanni Verga, una volta abbandonato il genere del romanzo storico, si concentra sulla stesura del cosiddetto "Ciclo dei vinti", che inizialmente doveva essere composto da cinque romanzi, tra cui "I Malavoglia" e "Mastro Don Gesualdo". Tuttavia il suo ciclo di romanzi si interrompe al terzo, con "La Duchessa di Leyra".
Sia a livello tematico che di stile, "I Malavoglia" sono l'opera che manifesta, in modo evidente, la sua svolta letteraria. Infatti, cambiano i temi trattati: si passa da una società borghese ad una decisamente più umile, rappresentata dal contadino siciliano che vive a tra mille privazioni, difficoltà e sofferenze.
A livello stilistico, si evidenzia "l'aderenza al vero" attraverso un narrazione impersonale, rigorosamente in terza persona, che consente all'autore di scomparire dietro i personaggi e le vicende, lasciando che queste si sviluppano senza interferenza e soggettivismo dell'autore stesso.
In queste opere, in definitiva, lo scrittore narra la realtà in maniera del tutto distaccata, limitandosi ad osservarla e a descriverla. Ne deriva una riduzione del discorso indiretto, a favore di quello diretto tra i protagonisti dell'opera.

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Occorre, però, precisare che lo scrittore siciliano prende le distanze dall'ottimismo Positivista del Naturalismo francese, a favore di una visione della vita non certo positiva. Giovanni Verga si orienta verso il cosiddetto il "naufragio" di ogni speranza, con il trionfo del pessimismo di tipo materiale.
Il personaggio delle sue opere è perennemente destinato alla sconfitta e all'infelicità, senza possibilità di vittoria. Per questo motivo si parla di ciclo dei vinti.

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