Vita e opere di Voltaire

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Introduzione

Francois Marie Arouet (1694-1778), vero nome del filosofo noto come Voltaire, fu la figura che meglio incarnò gli ideali dell'illuminismo. Egli è l'emblema dell'intellettuale moderno che non si vanta della sua vuota erudizione, ma che utilizza le sue conoscenze come mezzo di trasmissione di ideali sociali e morali. Il suo impegno etico si manifestò in moltissimi ambiti. Infatti, in vita sua Voltaire non fu solo filosofo, ma si impegnò anche in politica; scrisse poesie e romanzi; fu storico ed enciclopedista. Come ogni buon illuminista, anche Voltaire nelle sue opere si oppose fermamente ad ogni atteggiamento irrazionale, basato sulla credenza e non sulla razionalità. Fece dell'ironia la sua arma principale contro ogni tipo di fede cieca, anche quella religiosa.

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La vita

Nacque a Parigi il 21 Novembre 1964 e ricevette una buona educazione nel collegio dei Gesuiti. Prese parte, ancora molto giovane, all'aristocrazia cortigiana francese che accolse piacevolmente l'irruenza intellettuale di Voltaire. La sua tenacia però, lo condusse ad una lite col cavaliere Guy-Auguste de Rohan-Chabot che prevalse sul filosofo e lo fece imprigionare. Dopo un breve esilio, minacciato di un nuovo arresto, si trasferì a Londra dove conobbe un ambiente molto distante dall'assolutismo francese. Divenne amico dello scrittore Jonathan Swift, del poeta Alexander Pope e del filosofo George Berkeley. Durante l'esilio maturò la convinzione di cambiare nome ed usare uno pseudonimo, come si faceva nel mondo teatrale, scegliendo "Voltaire". I motivo che lo spinsero a scegliere proprio questo nome sono oggetto di molte interpretazioni.

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Le peregrinazioni

In Inghilterra Voltaire si appassionò del mondo scientifico ma non perse l'indole polemica. Tra il 1726 ed il 1728 scrisse le "Lettere Inglesi", anche conosciute come "Lettere Filosofiche", nelle quali criticò L'ancien régime. Scrisse di scienza, pubblicando un trattato divulgativo dal titolo "Elementi della Filosofia di Newton" nel quale illustrava con entusiasmo le scoperte nel campo dell'ottica e della gravità. L'amicizia della Marchesa di Pompadour gli valse il ritorno in patria, ma le vecchie abitudini erano ancora ben salde e l'insofferenza nei confronti dell'ambiente cortigiano lo portò a peregrinare per tutta l'Europa, facendosi ospitare prima alla corte di Federico II di Prussia, poi a Losanna, passando per Ginevra. Questi sono gli anni in cui scrive i racconti filosofici, pubblicando, ad esempio "Zadig" (1748), "Micromegas", (1752), e "Candido" (1759).

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Il "Candido" e l'ottimismo

Contro la superstizione e l'intolleranza della metafisica scolastica e delle credenze religiose tradizionali, Voltaire schierò sempre un atteggiamento irrisorio fatto di sarcasmo e di satira, ottenendo, ogni volta, la messa in ridicolo delle tesi che intendeva criticare. Queste tecniche si ritrovano espresse perfettamente nel romanzo "Candido o sull'ottimismo". Il racconto narra le vicende rocambolesche di Candido. Il giovane è un irrecuperabile ottimista che, grazie agli insegnamenti di stampo leibniziano del dotto Pangloss, si è convinto che questo non può che essere il migliore dei mondi possibili. Tutte le disgrazie che accadono ai due sventurati nel racconto, che di sicuro venne ispirato dal terremoto di Lisbona, oltre che far divertire il lettore, mettono in ridicolo l'atteggiamento eccessivamente fiducioso di Pangloss e di Candido, mostrando, e questo è il vero intendo del romanzo filosofico, come le tesi di Leibniz siano totalmente ingiustificabili. Al medesimo argomento, a riprova del fatto che il terremoto fu un evento decisivo nella sua filosofia, è dedicato anche il "Poema sul disastro di Lisbona" del 1756.

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Il male del mondo e la condizione umana

Il male nel mondo non può essere un illusione; esiste e ne siamo testimoni ogni giorno. Tuttavia, Voltaire è consapevole dei limiti della ragione umana, e sa che non si potrà mai arrivare ad una dimostrazione scientifica dell'esistenza del male, piuttosto che di quella del bene. Nelle "lettere filosofiche", scritte durante l'esilio inglese, Voltaire dedicherà una parte (la lettera XXV) a criticare la filosofia di Pascal. L'uomo non può annegare la propria frustrazione gnoseologica nella ricerca del trascendente, ma deve prendere atto dei propri limiti. Questa è l'unica condizione che abbiamo a disposizione, se l'uomo fosse perfetto sarebbe Dio, ma poiché siamo uomini dobbiamo vivere come tali traendo tutto il possibile dalla condizione esistenziale alla quale apparteniamo, cioè quella dell'ignoranza della trascendenza. Non dobbiamo quindi allontanarsi dal mondo, ma accettarlo e viverlo al massimo delle nostre potenzialità, dal momento che, anche se una divinità esistesse, questa non interviene mai nelle cose terrene.

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Il ritorno in Francia

Nel 1758 Voltaire decise di tornare definitivamente in Francia, stabilendosi nel castello di Ferney. Era ormai conosciuto sia come uno dei principali esponenti dell'illuminismo che come ineguagliabile attaccabrighe intellettuale. Ma se da un lato gli scontri filosofici non mancarono mai, di particolare intensità fu quello con Russeau in questi anni, in ambito militare e sociale Voltaire fu un convinto pacifista. La sua ampiezza di vedute divenne ben presto famigerata e il "Trattato sulla tolleranza" del 1763, costituisce una delle pietre miliari dell'opera letteraria di Voltaire. Di notevole importanza fu anche la collaborazione con Didierot per quanto riguarda la stesura de "L'Enciclopedie", opera che rappresentò la perfetta sintesi del sapere razionale e scientifico del periodo dell'illuminismo. L'altra opera principale della carriera di Voltaire fu "Il Dizionario filosofico" (1764). Esso è formato da oltre 400 articoli a tema politico, sociale, filosofico e religioso. Pare che in punto di morte Voltaire voltò le spalle all'ateismo che contraddistinse il suo pensiero. La conversione venne ovviamente negata dai suoi colleghi e da tutti gli illuministi, che rischiavano di perdere il loro più grande esponente. La morte lo colse nel 1778 a Parigi, città in cui era tornato trionfante lo stesso anno.

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Consigli

Non dimenticare mai:
  • I racconti di Voltaire sono molto leggeri e piacevoli. In particolar modo si consiglia la lettura di "candido".

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